"Lei sta all'orizzonte: mi avvicino due passi, lei si allontana due passi. Cammino dieci passi, e l'orizzonte si allontana dieci passi più in là. Per molto che io cammini, mai la raggiungerò. A che serve l'utopia? A questo serve: a camminare!"
(Eduardo Galeano)
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mercoledì 13 ottobre 2010

FERMIAMO L'ACCORDO DI PROGRAMMA!

Stasera noi consiglieri siamo chiamati a fare una scelta importante, da cui dipende il volto e il futuro della nostra città. Questa discussione avviene dopo un lungo dibattito, che ha visto anche questo consiglio comunale esprimersi negativamente su questo accordo di programma. Durante la discussione, questa sera abbiamo puntato gli occhi soprattutto sul nuovo centro commerciale, su cui i miei colleghi hanno già ben esposto le perplessità. Credo non occorra dire nulla di più, se non sottolineare come lo stesso rapporto d’impatto preveda che negli esercizi di vicinato – concentrati per la quasi totalità a Rho – si perdano 528 posti di lavoro e si abbia una perdita annua di fatturato pari a 66,761 milioni di euro. Inutile dire che, di fronte a queste cifre, i 4,5 milioni di euro previsti come compensazione siano letteralmente una presa in giro per i commercianti e anche per i cittadini che vedrebbero peggiorare la qualità del servizio commerciale presente in Rho.

Ma vorrei focalizzare la mia attenzione su un altro aspetto, e cioè la quota di residenziale prevista in questo accordo. Se ne parla poco, ma questa è la seconda parte di accordo che potrebbe davvero vedere la luce e non rimanere solo sulla carta. Difficile stimare quanti abitanti avrà questo nuovo quartiere che nascerà dal nulla, certo è che siamo nell’ordine delle migliaia di persone. Un quartiere situato in mezzo a 4 città in una terra di nessuno e senza la minima previsione di servizi pubblici, come scuole e via dicendo. E poi mi sorge subito una domanda? Come si chiameranno questi cittadini? Saranno rhodensi, aresini, garbagnatesi o lainatesi? E che scopo ha costruire una nuova città dal nulla?

Il senso abbiamo capito tutti che non c’è, non esiste. Come non ha un senso questo accordo di programma che non contiene nessun progetto per la nostra città. Parliamo di un’area inserita in un territorio strategico, a pochi km da Milano sulla direttrice per Malpensa, dal sito di Expo 2015, che può essere collegata velocemente con il sistema autostradale e a pochi minuti dalla fermata di Rho-Fiera che consente di collegarsi al sistema ferroviario dell’Alta Velocità. E’ un’area insomma che possiede tutti gli elementi su cui poter progettre qualcosa di importante e di strategico per il futuro del nostro territorio. E noi cosa pensiamo? A un centro commerciale, a una nuova cittadina e a un po’ di industriale senza anima che rimarrà nello stato di degrado in cui si trova oggi. Nulla di strategico per il nostro territorio che porti nuova ricchezza e nuove opportunità, anzi se l’accordo dovesse passare avremo solo cose negative. Stasera dai banchi della maggioranza ho sentito parlare di male minore. Allora concordiamo tutti che è un male questo accordo di programma. Esiste però un minor male del male minore: la bocciatura di questo accordo. Credo che la nostra città e i rhodensi meritino molto di più.

mercoledì 15 settembre 2010

INTERVENTO CONSIGLIO COMUNALE SULLA MAFIA

Il rischio più grande è che in questo stato di quiete la mafia acquisti spazi,
si allarghi e accresca la propria influenza e il proprio potere
Il silenzio è il miglior amico della mafia, combattiamolo.

Sono contento che questa sera ci troviamo in questa aula consiliare a discutere e parlare di mafia e criminalità organizzata. Come i più recenti fatti di questi mesi hanno dimostrato, il nostro territorio e il nostro comune non sono immuni da questo fenomeno tanto pericoloso, quanto troppo spesso silenzioso. Ed è proprio il silenzio il miglior amico della mafia. Ormai da anni la mafia si sta spostando al Nord e, a differenza di qualche anno fa, oggi sposta al nord non solo i capitali che ha procurato illegalmente in altri parti di Italia, ma anche i centri nevralgici e il cervello delle sue organizzazioni. Dobbiamo quindi alzare la guardia.

Vorrei partire da quello che riporta la Relazione della Direzione Investigativa Antimafia – distretto di Milano dell’anno 2009. Così si legge: “La zona ricompresa tra le Province di Varese, Milano e Novara mostra le nuove frontiere della ‘ndrangheta in Lombardia. Qui, diverse decine di associati, attraverso estorsioni, usura, riciclaggio, omicidi e ferimenti, detenzione illecita e porto di armi, stupefacenti, rapine sono riusciti ad ottenere il controllo completo del territorio dell’area geografica, imponendo regole imprescindibili e conferendo agli associati la facoltà di mutuo soccorso dirette ad assicurare, con qualunque mezzo, il sostentamento dei sodali anche in caso di detenzione. Il tutto per conservare la gestione monopolistica non solo delle attività criminose, ma anche di interi settori produttivi della zona, commissionando a tale scopo reati contro la persona di estrema gravità e realizzati con modalità esecutive spettacolari, anche nei confronti di appartenenti alla stessa organizzazione. Inducendo così le persone offese dalle loro attività criminali a non denunziare gli eventi alle autorità e a non collaborare con le forze dell'ordine adeguandosi alla condizione di assoggettamento imposta.”

Appare quindi evidente come il pericolo maggiore denunciato dalle Forze dell’Ordine sia il silenzio e l’apparente sicurezza di chi crede che la mafia non riguardi noi e non riguardi il nostro territorio. Invece la mafia c’è, i mafiosi ci sono e riguardano noi e il nostro territorio. Il rischio più grande è che in questo stato di quiete la mafia acquisti spazi, si allarghi e accresca la propria influenza e il proprio potere. Di fronte a questi fatti occorre quindi una forte presa di coscienza del problema e serve fare tutto ciò che è nelle nostre possibilità per portare il tema all’attenzione dell’opinione pubblica. Guardo quindi con molto interesse e attenzione il punto 1 e il punto 3 su cui impegniamo il Sindaco e la Giunta: realizzare corsi e dibattiti nelle scuole per discutere dei rischi connessi alla mafia e promuovere la formazione di amministratori e dipendenti comunali diretta ai controlli in materia di appalti. Queste sono due cose concrete che sono molto importanti: investire sull’oggi per tenere sotto controllo le infiltrazioni mafiose e investire sul domani per diffondere una cultura di legalità.

Vorrei inoltre porre l’attenzione sull’Expo 2015. Dove ci sono grossi appalti, spesso c’è anche la mafia. La stessa relazione della Direzione Antimafia mette già in allarme sui rischi connessi a tutte le grandi opere che saranno realizzate in funzione dell’Expo e della cui realizzazione saremo interessati anche noi. Non sarà l’Expo che porterà nuove organizzazioni mafiose nel nostro territorio perché è ormai appurato che ci sono già, ma potrebbe essere questa l’occasione per le organizzazioni già esistenti di estendere il loro potere. Vigiliamo quindi con grande attenzione.

Termino questo mio intervento ricordando una persona che ha combattuto la mafia pagando con la propria vita il perseguimento dei propri ideali. Una persona che sentiva forte il senso dello Stato e che ha messo in gioco la propria persona e famiglia, con le proprie professionalità e competenze, per combattere la criminalità organizzata: mi riferisco all’Avvocato Giorgio Ambrosoli. Lui, che ha combattuto una mafia un po’ diversa, non quella dei covi segreti e delle stragi, ma quella dei signori in giacca e cravatta, è un esempio civile a cui fare riferimento. Sì, perché la mafia non è solo quella del pizzo o delle stragi atroci che fanno rumore, come quella dell’uccisione del sindaco Vassallo (mafia questa che un altro servitore dello Stato come Paolo Borsellino combatté fino alla fine). Ma esiste una mafia che si annida nei salotti buoni, magari dell’imprenditoria e dell’alta finanza, come quella combattuta dall’avvocato Ambrosoli. Il fenomeno della mafia è multiforme e multicolore e va dai nascondigli segreti di cantine o taverne ai palazzi lussuosi di finanzieri e imprenditori. Mi colpiscono sempre le parole pronunciate da Giorgio Ambrosoli, il quale in una lettera alla moglie scrive: “È indubbio che, in ogni caso, pagherò a molto caro prezzo l'incarico: lo sapevo prima di accettarlo e quindi non mi lamento affatto perché per me è stata un'occasione unica di far qualcosa per il Paese. A quarant'anni di colpo ho fatto politica e in nome dello Stato e non per un partito. Qualunque cosa succeda, comunque tu sai che cosa devi fare e sono certo saprai fare benissimo. Dovrai allevare i ragazzi e crescerli nel rispetto di quei valori nei quali noi abbiamo creduto. Abbiano coscienza dei loro doveri verso se stessi, verso la famiglia nel senso trascendente che io ho, verso il Paese, si chiami Italia o si chiami Europa”. Ecco l’esempio e l’insegnamento di chi ha combattuto con determinazione e passione la mafia pagando i propri ideali con la propria vita. In particolare, noi che siamo chiamati alla gestione della cosa pubblica e a perseguimento del bene comune dobbiamo tenere sempre a mente l'esempio di Ambrosoli per tenere sempre la barra dritta nella lotta contro la mafia.

sabato 28 novembre 2009

CROCIFISSO - INTERVENTO CONSIGLIO COMUNALE

Vorrei fare una riflessione seria e pacata sulla questione del crocifisso, dopo i tanti ragionamenti sentiti in questi giorni sul tema. Mi incentrerò sulle tre parole chiave circolate in questi giorni: simbolo, radici cristiane e tradizione. Sì, queste parole vanno bene, ma credo che queste non bastino. Per me, persona che cerca di essere un buon cristiano, esse sono riduttive rispetto all’importanza che il crocifisso ha e che tanti scordano.

Testimonianza, non simbolo.
Il crocifisso non è un simbolo, ma rappresenta una testimonianza per la nostra società democratica. Come scordare i vari Dossetti, Lazzati, Moro, De Gasperi, che hanno avuto un ruolo centrale nella promulgazione di principi cristiani che oggi sono un valore culturale patrimonio di tutti? Discendono infatti dal pensiero di questi grandi cattolici tanti principi portanti della nostra costituzione, come il primato della persona umana, la solidarietà e la sussidiarietà. Questi sono i precisi valori che il crocifisso testimonia e che ha reso patrimonio di tutti noi italiani. Il vago richiamo al crocifisso come simbolo della nostra storia non funziona se non si lega a questi valori. Si correrebbe poi il rischio, trattando il crocifisso come mero e indefinito simbolo culturale, di normare la sua presenza nei luoghi pubblici. Essendo da tutti condiviso che l’Italia è uno stato laico, non vorrei che ci sia il crocifisso in un’aula perché lo dice la legge. Lo stato non dispone della proprietà del crocifisso, non è suo, non è la bandiera italiana o la foto del presidente della repubblica che può mettere o togliere a sua totale discrezione. Il crocifisso ci deve essere se questo esprime un sentimento condiviso e quanto meno rispettato anche dal non credente. Non ci si può rifare a leggi del 1924 e del 1927, anni in cui la presenza obbligatoria del crocifisso era utilizzata come strumento di propaganda dal partito fascista: Dio, patria, famiglia. Occorrerebbe quindi rivedere le leggi vigenti, proponendo una legge quadro che preveda norme flessibili sull’esposizione di simboli e immagini religiose nelle scuole e in tutti i luoghi pubblici, per poi affidare la sua applicazione non alle imposizioni, ma al civile confronto delle comunità interessate.

Nutrimento, non radice.
Il crocifisso non raffigura le nostre radici cristiane, ma è qualcosa di più: è uno dei nutrimenti di cui si ciba la grande pianta della nostra cultura. Mi vengono in mente le parole contenute nella lettera a Diogneto: “I cristiani né per regione, né per voce, né per costumi sono da distinguere dagli altri uomini. Infatti, non abitano città proprie, né usano un gergo che si differenzia, né conducono un genere di vita speciale. Vivendo in città greche e barbare, come a ciascuno è capitato, e adeguandosi ai costumi del luogo nel vestito, nel cibo e nel resto, testimoniano un metodo di vita sociale mirabile e indubbiamente paradossale.” Ed è proprio in queste parole la differenza tra radici e nutrimento, tra valore statico del crocifisso e stile dinamico della vita cristiana, tra l’avere e l’essere. Non conta nulla avere radici cristiane, se poi queste non si trasformano in un essere o in un comportarsi da cristiani. E’ come avere una Ferrari senza essere patentati. Posso ribadirlo tutte le volte che voglio che ho una Ferrari, ma se tanto quella rimane ferma in garage, io non ci potrò mai fare nulla e non avrà mai nessuna reale importanza nella mia quotidianità e nella mia vita. Rischiamo, secondo me, di trattare il crocifisso come questa Ferrari, lodandolo e difendendolo, ma facendolo rimanere sempre un qualcosa che è al di fuori delle decisioni che ogni giorno prendiamo, anche dentro questa aula consiliare.

Vita, non tradizione
Il crocifisso non è una tradizione, non è come il panettone che a Natale non manca mai in tavola. La croce è il simbolo per eccellenza dell’universalità dell’amore di Dio e dell’accoglienza aperta a tutti i popoli e a tutte le razze, specialmente le più diseredate. Dalla croce infatti discendono i quattro valori forti enunciati nella Dottrina Sociale della Chiesa: carità, verità, libertà e giustizia. Mi chiedo quanto questi valori siano realmente Vita per chi oggi si batte per difendere strenuamente il crocifisso sulle pareti delle aule delle nostre scuole. Non possiamo prescindere da ciò che quel crocifisso, che si difende spesso per tradizione, dice alla nostra vita. Immagino a come si affronta il problema dell’immigrazione, degli emarginati e dei poveri con cui la Chiesa sempre si è schierata e sempre si schiera, a differenza di alcuni partiti che hanno anche volantinato o manifestato in piazza in un passato recente contro la Chiesa stessa. Se questa sera sceglieremo il crocifisso, spero che lo sceglieremo perché è un qualcosa che a che fare con la nostra Vita e con la nostra esistenza personale, non con una tradizione che lascia il tempo che trova.

Termino citando Natalia Ginzburg, atea, le cui parole sono rimbalzate in più riflessioni raccolte in queste settimane di dibattito. Ella stessa diceva: “Il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. È l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea dell’uguaglianza fra gli uomini fino ad allora assente. Perché mai dovrebbero sentirsene offesi gli scolari ebrei? Cristo non era forse un ebreo e un perseguitato morto nel martirio come milioni di ebrei nei lager? Nessuno prima di lui aveva mai detto che gli uomini sono tutti uguali e fratelli.” E ancora scrive: “Alcune parole di Cristo le pensiamo sempre, e possiamo essere laici, atei o quello che si vuole, ma fluttuano sempre nel nostro pensiero ugualmente. Ha detto “ama il prossimo come te stesso”. Erano parole già scritte nell’Antico Testamento, ma sono divenute il fondamento della rivoluzione cristiana. Sono la chiave di tutto. Sono il contrario di tutte le guerre. Il contrario degli aerei che gettano le bombe sulla gente indifesa. Il contrario degli stupri e dell’indifferenza che tanto spesso circonda le donne violentate nelle strade. Si parla tanto di pace, ma che cosa dire, a proposito della pace, oltre a queste semplici parole? Sono l’esatto contrario del modo in cui oggi siamo e viviamo”.

mercoledì 4 novembre 2009

ILLUMINAZIONE PUBBLICA

La risposta dell’assessore Pagani in consiglio comunale è stata deludente. Sono due le questioni che ruotano attorno ai gravi problemi dell’illuminazione pubblica. La prima riguarda in realtà l’ex assessore Genesio Rossi ed è il “peccato originario” nel contratto per l’esternalizzazione del servizio. Infatti la convenzione non prevede che la ditta incaricata esca a riparare i guasti di sabato e di domenica, lasciando così scoperta l’intera città 3 notti su 7, quasi metà settimana. Il comune non può permettersi su un servizio essenziale per la sicurezza dei cittadini, un servizio di manutenzione così basso. La seconda questione è l’inefficienza della risposta data a questo problema. I guasti si sono ripetuti per mesi e si stanno ripetendo ancora adesso. Nel frattempo l’assessore Pagani non si è attivato per risolvere tempestivamente il problema. Occorre mettere mano alla convenzione e correggerla almeno in alcuni punti per assicurare ai cittadini un livello di servizi adeguato alle aspettative. Duole constatare che anche sotto questo punto di vista la giunta Zucchetti ha fallito nell’amministrare la città creando un problema a cui oggi, tra l'altro, non riesce più a dare una risposta adeguata.

venerdì 20 marzo 2009

INTERVENTO BILANCIO 2009

Immagini luccicanti delle strade di New York: scelte per il bilancio dell’anno scorso dall’assessore Tizzoni, il quale prospettava una nuova alba per la città. Che anche quest’anno ha stupito, ma al contrario: l’immagine in copertina mostra Rho innevata, e rappresenta bene il declino di questi mesi. Un bilancio ricchissimo di numeri: ma ben presto ci si accorge che la matematica non prende in considerazione i veri problemi della città e dei cittadini. Rimangono ai margini le questioni relative alla viabilità, alla crisi economica e, in testa a tutto, al problema casa.

Quest’anno il Comune beneficia degli introiti di Fiera, grazie alla vittoria del contenzioso avviato dalla precedente giunta Pessina (dunque centrato, nel metodo e nel merito). Un partita che in totale, compreso l’effetto indotto, frutterà alle casse comunali qualcosa come 5.500.000 euro. Che fine fanno, questi 10-miliardi-10 delle buone vecchie lire? Quali sono i benefici che ricadono sui cittadini, almeno in questo compensati dei disagi troppo spesso subiti? Sono soldi che finiscono per perdersi nei meandri del bilancio senza alcuna scelta politica mirata ed evidente sulla loro destinazione. Anche di fronte all’attuale crisi economica non si è cercato di dare una risposta concreta. Solo in extremis la maggioranza ha approvato un emendamento, stanziando 200.000 euro per le famiglie in difficoltà, incalzata dalla proposta presentata del PD, che prevedeva di destinare un sostegno tangibile, alle famiglie e alle piccole-medie imprese in difficoltà: 1 milione di euro.

Ma ci sono molti dettagli rivelatori di scelte più che discutibili: 22.000 euro il costo del cerimoniale (?), a fronte di solo 16.000 euro per banchi e attrezzature nelle nostre scuole; o l’opzione di mantenere i servizi decentrati dell’anagrafe: nel 2008, su 124 giorni di apertura si sono rilasciati 112 certificati (meno di uno al giorno), per un impegno di 15.000 euro (più di 100 euro per ogni certificato!).

Dopo mesi di travaglio per questa Amministrazione, che ha perso un pezzo dopo l’altro, ci si sente davvero lontani da una nuova alba per la città. Stiamo piuttosto assistendo al lento tramonto di una Giunta che non ha dimostrato di avere nulla della capacità progettuale e amministrativa sbandierata in campagna elettorale: e un bilancio grigio passato di misura (con 16 voti, quello del Sindaco compreso) ne è solo l’ennesima conferma.

giovedì 29 gennaio 2009

INTERVENTO SUI DISAGI DEI BUONI PASTO

Volevo portare all'attenzione dell'assessore un problema che invece riguarda le nostre scuole cittadine. Mi riferisco alla vicenda dei buoni pasto nelle scuole materne, elementari e medie della nostra città. A seguito del riscontro di un certo grado di evasione del pagamento dei pasti dei bambini si è deciso di modificare totalmente il servizio di prenotazione e di pagamento che tanto bene aveva funzionato negli scorsi anni. Il problema è che a 4 mesi dall'inizio della scuola i genitori ancora non sanno quanti pasti ha consumato il proprio figlio e quanti soldi devono pagare. Ma andiamo con ordine. Poco prima dell'inizo della scuola, è stata spedita a tutti i genitori una lettera contenente le istruzioni - molto sommarie dire - del nuovo sistema e l'indicazione di recarsi presso l'ufficio scuola per ritirare la nuova tessera in sostituzione del caro vecchio badge. L'8 settembre è così iniziata la scuola tra il disorientamento dei genitori. Ovviamente non si era assolutamente pronti a questo cambio di gestione. Lo dimostrano le determine dei dirigenti del comune che alal data del 25 settembre - 17 giorni dopo l'inizio della scuola - commissionavano a una società lo sviluppo del nuovo sistema e il 21 ottobre - 43 giorni dopo l'inizio della scuola - venivano ordinate le nuove macchinette per ricaricare le tessere. Infine settimana scorsa, il 20 gennaio 2009, a 4 mesi dall'inizio delle scuole, ci si preoccupava di attivare le modalità di pagamento offerte dal nuovo sito internet. Evidentemente si è proceduto con estremo ritardo e senza nessuna logica in tutta questa vicenda. Non si poteva aspettare l'inizo del prossimo anno per implementare il nuovo servizio? Nel frattempo i genitori sono spaesati: c'è chi ricarica a casaccio il conto del proprio figlio senza sapere quanti soldi deve pagare, c'è chi facendo orecchie da mercante non ha provveduto a pagare nulla (e sono centinaia di migliaia di euro che mancano alle casse comunali), c'è chi chiede all'insegnante di controllare le assenze per sapere quanti pasti il proprio figlio ha consumato. Insomma, una situazione da terzo mondo nel 2009. Spero che si ponga presto fine a questo calvario per tutti i genitori rhodensi.

giovedì 27 novembre 2008

ASSESTAMENTO DI BILANCIO - L'INDEBITAMENTO

Grazie presidente. Vorrei ragionare con voi questa sera sull’indebitamento comunale. Però vorrei partire da un presupposto: il comune di Rho è indebitato per 100 milioni di euro. Questo è vero e da qui dobbiamo partire. Ho letto con attenzione la tabella che il sindaco ha fatto predisporre a luglio dagli uffici sull’indebitamento procapite e sono rimasto sorpreso come alcuni comuni siano rimasti sul fondo della classifica avendo un indebitamento procapite molto basso. Prendiamo l’esempio del comune di Legnano che registra un indebitamento procapite di circa 400 euro (per un debito totale di 24 milioni di euro) contro i 2000 euro del comune di Rho. Mi sono meravigliato di questo dato e mi sono chiesto: come hanno finanziato le opere pubbliche fatte in tutti questi anni a Legnano? Le imprese hanno lavorato gratis per la città? Oppure in comune a Legnano si sono dotati di una bacchetta magica? Nulla di tutto questo ovviamente! Entriamo allora nello specifico e mettiamo le mani dentro all’indebitamento. Vedete, oggi il settore pubblico ha una complessità tale che non ci si può limitare alla lettura del solo bilancio comunale. Oggi gli enti locali creano società ad hoc alle quali affidare servizi comunali. A Rho abbiamo Aser, NuovEnergie e via dicendo. Tutte queste società qui a Rho non presentano situazioni debitorie, ma ad esempio a Legnano scopriamo che l’AMGA spa (società controllata al 70% dal comune) al 31/12/07 aveva un’esposizione verso le banche di 51 milioni di euro e scopriamo che nelle altre controllate si nascondono altri 10 milioni di euro di indebitamento. Tutto questo fa lievitare il reale indebitamento delle casse del comune di Legnano a 85 milioni di euro, poco lontano dai 100 del comune di Rho. Ma non mi accontento io e voglio andare a vedere come mai ci sono ancora 15 milioni di euro di differenza e scopriamo che il comune di Legnano prevede di alienare propri beni tra il 2008 e il 2010 per un valore complessivo di 58 milioni di euro. Il che porta a un’esposizione totale di Legnano in realtà di 143 milioni di euro circa, ben al di sopra dei 100 milioni di euro di Rho. Ma non mi accontento ancora e voglio vedere chiaro sull’indebitamento di Rho e mettendoci le mani dentro si scopre che l’attuale giunta ha utilizzato 2 milioni di euro di quei famosi 100 milioni per finanziare il suo piano delle opere, oppure scopriamo che i 5 milioni di euro proclamati dall’assessore Giovanatti per ristrutturare le scuole sono presi all’interno di quei 100 milioni. Oppure che in realtà una parte di quei 100 milioni di euro siano mutui non ancora accessi ma bloccati ai bassi tassi d’interesse ormai un sogno per tutti quanti. D’altronde, vi chiedo, quando avremmo dovuto indebitarci? Oggi che i tassi sono al 5 % oppure ieri quando erano al 3%? Infine che il comune di Rho abbia le mani legate non è assolutamente vero. Lo dimostra la relazioni dei revisori dei conti che mostra come l’indebitamento del comune passerà da 100 a 116 milioni di euro alla fine del 2010 frutto dei primi 3 anni di amministrazione Zucchetti. Documento a cui avete detto sì, avete votato sì. Non è assolutamente vero che avete le mani legate, è una semplice scusa per giustificare l’immobilismo di questi mesi. Come non è assolutamente reale la rappresentazione che ci viene data da quella tabella raffigurante Rho come il comune più indebitato. Non si può racchiudere tutta la complessità del settore pubblico oggi in una tabella che è un semplice calcolo matematico e non si può diffondere informazione non veritiera su un argomento così importante per la città e i cittadini.

giovedì 25 settembre 2008

INTERVENTO VARIAZIONI DI BILANCIO

La variazione di bilancio portata questa sera in consiglio dalla giunta presenta tre fatti che devono destare la nostra preoccupazione:
1. Innanzitutto viene portata a termine la variazione con cui le mancate entrate nelle casse comunali per l’ICI, vengono sostituite dai trasferimenti del Governo. Su questo punto occorre la massima attenzione e vigilanza, poiché a oggi non esiste ancora una circolare ministeriale che riporta esattamente la somma attribuita a ciascun comune. Così facendo potremmo ritrovarci alla fine dell’anno senza aver incassato tutti i soldi che spettano al comune di Rho. Inoltre credo che il metodo utilizzato dal Governo per ripianare il mancato gettito ICI non sia assolutamente equo. Infatti i comuni che in questi anni hanno messo in atto politiche di taglio sui costi con un conseguente mantenimento delle imposte locali, oggi si vedono arrivare fondi dallo Stato di gran lunga inferiori rispetto ai comuni che in questi anni non sono riusciti a tagliare le spese e quindi hanno tenuto alte le loro imposte.
2. Il secondo punto è sicuramente quello più preoccupante. Infatti da queste variazioni emerge che mancano i fondi per pagare le rette dei disabili e degli anziani ricoverati in struttura. Ad esempio, per i disabili l’assessore competente (Pellegrini) aveva richiesto 180.000 euro per arrivare fino a fine anno, ma sono stati stanziati solo 100.000 euro. Sul fronte anziani invece la richiesta era stata di 40.000 euro, ma lo stanziamento è stato di solo 10.000 euro. Mancano all’appello quindi più di 100.000 euro per servizi che sono essenziali. Questo dimostra anche quanto il tema delle politiche per la persona siano di scarsa e minima importanza per almeno una parte di questa maggioranza.
3. L'ultimo fatto importante è quello che non leggiamo in bilancio. Infatti non viene abbattuto neanche 1 euro di accensione di nuovi mutui. Il comune di Rho quest’anno accenderà nuovi mutui per 15 milioni di euro, rimborsandone solamente 8, questo significa che l’indebitamento complessivo passerà da 100 milioni di euro (situazione eredità lo scorso maggio) a quasi 110 milioni di euro della fine di quest’anno. Un aumento del 10 % in appena 18 mesi. Un dato preoccupante visto che anche per i prossimi anni è previsto un ulteriore aumento dell’indebitamento.

giovedì 22 maggio 2008

IL CENTRODESTRA RHODENSE E I GIOVANI

Silenzio. Questo è quello che è accaduto (ancora una volta) in consiglio comunale davanti alla proposta dei consiglieri Mileti e Ivani per l’istituzione di un fondo di garanzia per il credito bancario per i giovani lavoratori atipici. Oggi infatti chi non ha un posto di lavoro fisso, non può nemmeno accendere un mutuo per comprare una propria casa. Il fondo permetterebbe, grazie alla sua garanzia, l’accensione di mutui da parte dei lavoratori atipici. Attenzione, non significa che il fondo paga le rate del mutuo del lavoratore, bensì interviene limitatamente in alcuni casi gravi in cui il lavoratore si trovasse in gravi condizioni economiche causa perdita di lavoro o situazioni simili. Non è quindi una politica assistenzialistica, ma ideata per creare quella protezione sociale che serve per lo sviluppo del nostro paese. La maggioranza su questo tema ha espresso voto contrario senza neanche una motivazione, una spiegazione. Un voto contro a priori che però non tiene conto dei problemi e delle esigenze dei giovani che sempre più spesso non riescono a realizzare il proprio progetto di vita a causa di un mercato del lavoro che non dà garanzie sufficienti per accendere un prestito o un mutuo per comprare una casa. Dalle pagine della cronaca nazionale leggiamo che esponenti del centrodestra dichiarano che la prima casa è un diritto da difendere e per questo non deve essere tassata con l’ICI. Invece dalla cronaca locale scopriamo che l’amministrazione di centrodestra è insensibile e ignara dei problemi dei giovani loro concittadini alla ricerca di una casa. Non è più un diritto per loro? Tantissimi comuni del centro-nord hanno sperimentato un fondo di questo genere, ormai da anni, con risultati molto positivi. A Rho, dove il problema casa è molto più forte che altrove (siamo uno dei comuni con il prezzo al metro quadro più alto d’Italia), dovrebbe essere accolto favorevolmente da tutti. Considerato anche che non si chiedeva da subito la sua istituzione e si dava ampio mandato alla giunta per quanto riguarda la sua regolamentazione, il voto contrario è stato un voto ideologico contro i due consiglieri che si sono staccati dalla maggioranza. Ma a noi giovani dell’ideologia cieca che non vede il reale, non interessa nulla. Spero che questa iniziativa, buona nelle motivazioni e nel metodo, non sia accantonata e venga ripresa. Nel frattempo aspettiamo anche l’istituzione di una consulta dei giovani in modo che di questi e altri problemi si possa sentire la voce di chi subisce ogni giorno le politiche di un paese fortemente sbilanciato nell’assegnazione delle risorse (vedi debito pubblico e pensioni) verso le generazioni che ci hanno preceduto. Aspetto un segnale forte dalla giunta Zucchetti e dalle forze politiche che la compongono su questi temi. E’ passato un anno in cui si è soltanto demolito e si è detto soltanto di no, è arrivato il momento di dire di sì e cominciare a costruire qualcosa.
Qui potete trovare, per esempio, il caso del comune di Milano che ha istituito un fondo che prevede espressamente una forma particolare per i giovani lavoratori atipici. Clicca qui.

giovedì 27 marzo 2008

INTERVENTO BILANCIO 2008

Grazie presidente.
Volevo cominciare il mio intervento mettendo in evidenza quello che è il significato politico, nel senso più ampio del termine, che riveste l’approvazione del bilancio di previsione.
Credo infatti che questo atto del consiglio comunale sia uno dei più alti della sua attività. Infatti il bilancio delinea le linee e gli interventi che in maniera concreta e puntuale saranno svolti dall’istituzione comunale. Esso dimostra come i soldi dei cittadini vengano utilizzati e quindi come ciascuna persona contribuisce a costruire il bene comune della nostra città. Infatti la parte delle entrate, in fondo, non è nient’altro che la parte di lavoro (quantificata poi con il denaro), che ciascuno destina alle funzioni generali, e non particolari, della propria città, mentre la parte di spese è come questo lavoro accumulato (sempre quantificato in denaro) viene poi utilizzato per i vari progetti messi in atto dall’apparato pubblico. Credo sia davvero importante tenere presente questa cosa, per ricordarci che dietro a ogni numero e a ogni cifra che noi oggi andiamo a determinare con il nostro voto, ci sta il lavoro e la fatica dei nostri concittadini e delle nostre imprese che ogni giorno producono e vivono sul nostro territorio. Non scordiamoci questa dimensione umana del bilancio che dà veramente valore alla somma dei flussi finanziari determinati nello schema di bilancio.
Veniamo ora invece al merito del bilancio di previsione 2008, partendo dall’aspetto finanziario che emerge dai documenti contabili. Sono 3 le preoccupazioni destatemi dal bilancio: la prima risiede nell’indebitamento sempre crescente a cui il comune andrà incontro nei prossimi 3 anni. Come si evince dalle varie tabelle infatti lo stock di indebitamento passerà dagli attuali 101 milioni di euro ai 116 milioni di euro del 2010, con un aumento quindi del 15 % dell’indebitamento totale del comune. Tale aumento inciderà sulla spesa in maniera preponderante facendo passare gli oneri derivanti da indebitamento (interessi + rimborso quota capitale) da 8.850.000 di euro a 10.800.000 di euro, aumentando quindi del 22%. In particolare l’incidenza degli interessi passivi sulla spesa corrente passerà dall’odierno 9,82% all’11,26%, aumentando anche qui di quasi il 15%. Questi tre dati sono il segnale di quale sia la politica di bilancio più rilevante programmata per il triennio, e cioè l’indebitamento delle casse comunali a scapito delle generazioni come la mia, ovvero le persone più giovani che domani si ritroveranno questi mutui da pagare, frutto delle decisioni del presente. La spesa corrente inoltre viene finanziata con una quota rilevante degli oneri da concessioni edilizie (66%) e si mantiene su questo livello per i prossimi anni. Ricordo a tutti che questo tipo di fonte di finanziamento è e rimane un’eccezione di legge e di anno in anno viene determinato il suo ammontare massimo: oggi al 75%, ma domani potrebbe scendere determinando difficoltà a tenere in equilibrio il bilancio.
Secondo aspetto che mi preoccupa sono le entrate derivanti dai piani integrati di intervento e dalla trasformazione dei diritti di superficie in diritti di proprietà. In tre anni sono stati preventivati 31.500.000 euro derivanti da PII e 9.300.000 dalla trasformazione del diritto di superficie in diritto di proprietà. Non voglio entrare nel merito dell’utilizzo di questi due strumenti, ma voglio mettere in evidenza come queste entrate si riveleranno, a mio parere, infondate e a oggi non esistono i presupposti per inserire nel BP 2008 questi soldi in entrata. Spero di essere poi smentito a fine anno, ma credo che questo non avverrà. Inoltre anche i revisori dei conti nella loro relazione mettono in evidenza come questa entrata vada attentamente e seriamente monitorata al fine di non autorizzare spesa pubblica senza avere adeguata copertura finanziaria sul lato delle entrate.
Terzo aspetto finanziario riguarda la totale assenza di utilizzo di finanza innovativa come il project finance. In un mondo in cui troviamo sempre più largo utilizzo di tale strumento per mettere in sinergia le risorse dei privati con quelle del pubblico e in un momento in cui tante banche e operatori finanziari si specializzano in questo settore, sembra incredibile che in un piano di investimenti di più di 90 milioni di euro non trovi posto neanche un euro di finanziamento attraverso project finance. Anche i riferimenti nella relazione dell’assessore sulla finanza innovativa (poi scoperta come utilizzo dei PII) appaiono del tutto inadeguati essendo i PII uno strumento che in altre parti di Europa è ormai superato e appartiene a una generazione di pianificazione territoriale vecchia. Spero che anche qui cammin facendo venga modificata la strada intrapresa con questo bilancio.
Passando all’aspetto politico del Bilancio 2008 credo che il grande protagonista da tanti atteso sia assente. Parlo delle promesse fatte in campagna elettorale e non minimamente mantenute. Infatti per quanto riguarda la tassazione scopriamo che l’ICI rimane invariata, anche se sarà approvato l’emendamento sulla diminuzione dell’ICI esso porterà un risparmio – usando una parola grossa – di circa 10 euro a famiglia. Mentre la Finanziaria 2008 dell’attuale governo dimissionario Prodi porterà una diminuzione fino a 200 euro dell’ICI. Inoltre la TIA (tariffa sui rifiuti) aumenta del 5% contro un’inflazione su due anni attestata a circa il 4%, un aumento quindi ben superiore all’adeguamento del valore all’inflazione. A proposito di TIA mi si permetta una parentesi. Con nostro grande stupore tutti i debiti proclamati a dicembre derivanti dalla situazione (che a suo tempo appariva disastrosa) dell’Aser non andranno a incidere in nessun modo, neanche per un euro, sulle scelte compiute in questo bilancio. In commissione stiamo facendo un lavoro certosino andando a sentire tutti gli attori più o meno protagonisti di questa vicenda e sta emergendo come le cifre inizialmente prospettate si stiano assottigliando e come questi pochi debiti rimanenti troveranno copertura nei bilanci comunali con gli avanzi degli anni precedenti non influendo in nessun modo sulle scelte della giunta di centrodestra che da maggio guida la nostra città.
Secondo punto politico rilevante è l’assunzione di due nuovi dirigenti che comporteranno una spesa strutturale di 250.000 euro annui per i prossimi 5 anni. Credo sia una decisione questa molto importante e che personalmente trovo azzardata poiché, se l’assunzione di un nuovo dirigente può essere discutibile e anche accettata causa la mole di lavoro che il nostro comune da quando si è insediata la Fiera sul nostro territorio deve sopportare, credo che la scelta di assumere due nuovi dirigenti sia eccessiva e tolga risorse a progetti più importanti.
Altro assente di questo bilancio sono le politiche per la famiglia. Pochissimi investimenti sulle strutture scolastiche (circa il 5% sul totale degli investimenti, una percentuale non adeguata); nessuna costruzione di piste ciclabili fino al 2010, sperando poi che in quell’anno vengano realizzate; un piano per le case comunali non solido e non adeguato ai bisogni della nostra città, in particolare a mio parere le entrate derivanti dalla trasformazione del diritto di superficie in diritto di proprietà dovrebbe essere destinato alla costruzione di nuovi alloggi comunali, come anche da voi dichiarato sul vostro programma elettorale, cosa che non si verificherà visto che appena il 30% di queste entrate saranno destinate a questo scopo. Quindi vorrei sapere dove sono le politiche per la famiglia visto che sulle scuole non si investe, sulle case lo si fa in minima parte e sulle opere come le piste ciclabili o altri luoghi che favoriscano l’utilizzo da parte dei bambini degli spazi pubblici viene tutto rimandato. Questo è un altro assente.
Vi è poi l’assenza di investimenti nella riduzione del digital divide, aspetto a mio parere oggi fondamentale. Era auspicabile, a mio parere, destinare risorse maggiori (più di quelle stanziate oggi) a quello che potrebbe essere un nodo fondamentale per lo sviluppo del nostro territorio. Per una città come Rho che nel caso di vittoria dell’Expo 2015, evento per cui faccio personalmente il tifo affinché venga assegnato al nostro capoluogo, si ritroverà ad ospitare un flusso enorme di persone, credo sia importante farsi trovare anche tecnologicamente e culturalmente avanzati sull’utilizzo delle nuove tecnologie. Non sono necessarie grosse somme in questo settore, ma quelle poche investite possono davvero contribuire al miglioramento della nostra società rhodense. Lo sviluppo dei servizi internet del nostro portale comunale, piuttosto che la valorizzazione dei corsi tuttora esistenti per imparare l’uso del computer, piuttosto che la creazione di aree dove sia presente il wifi sono argomenti di prioritaria importanza in un paese come il nostro che deve recuperare terreno in questo settore.
Ultimo assente è un piano energetico comunale. Nella RPP non viene menzionata la scrittura di un nuovo piano energetico come una priorità per l’attuale amministrazione. Credo sia inutile enunciare tutti gli aspetti di mero carattere strategico che assume un piano di questo genere. Mi limito qui a osservare che esso può rappresentare anche un volano economico non indifferente e che esso può aiutare a far sviluppare una cultura ambientale volta all’utilizzo oculato delle risorse naturali utilizzate quotidianamente che per definizione sono scarse e quindi da adoperare con attenzione.
Concludo citando ciò che di positivo è contenuto in particolare nella Relazione Previsionale e Programmatica e sui quali obiettivi chiedo una particolare attenzione poiché mi stanno a cuore. Innanzitutto l’implementazione di un nuovo controllo di gestione. credo sia davvero essenziale e non più rimandabile la progettazione di un serio e affidabile controllo di gestione che permetta di valutare la macchina amministrativa secondo obiettivi misurabili e analitici. Esso può essere davvero uno strumento che, se usato non per punire, ma per correggere il tiro, può davvero migliorare sempre più i servizi della nostra macchina comunale.
Seconda cosa la valorizzazione dell’URP. Durante la scorsa amministrazione è stato creato l’URP quale sportello di front-office con la cittadinanza. Credo che il lavoro finora svolto sia importantissimo e quindi una sua maggiore valorizzazione e continuo miglioramento dei servizi da esso erogato può non solo permettere un più facile dialogo con i cittadini, ma contribuire all’abbattimento di quel pregiudizio tuttora esistente nella nostra società contro l’apparato pubblico dimostrando in tal modo come e quanto lavoro gli uffici comunali svolgano ogni giorno.
Ultima considerazione positiva riguarda la creazione di una consulta giovani. La creazione di una consulta può fare in modo che l’amministrazione mettendosi in comunicazione diretta con questa fetta di popolazione riesca a trovare i modi migliori per formulare le proprie politiche giovanili della città. C’è molto lavoro da fare in questo campo e spero che il primo passo, a mio giudizio positivo, possa avere successo e sia condotto con l’adeguata attenzione che meritano i giovani all’interno delle politiche pubbliche.

giovedì 14 febbraio 2008

INTERVENTO LICEO REBORA

Vorrei fare 4 considerazioni (alcune delle quali vanno oltre al singolo problema del liceo) riguardo alla mozione che abbiamo presentato.
La prima riguarda l’importanza di migliorare la proposizione di valore offerta ai cittadini (ovvero l’insieme di tutto ciò che offriamo al cittadino rhodense in servizi e beni). Innanzitutto, come già detto da alcuni interventi che mi hanno preceduto, c’è la necessità di creare un’infrastruttura adeguata a un liceo classico. Chi ha avuto occasione di entrare o frequentare direttamente le attuali strutture del liceo, sa bene che non sono degne di una città del calibro di Rho e di un paese moderno come l’Italia. Lo spezzettamento e divisione in ben 4 sedi provoca grandi disagi per gli stessi professori costretti a spostarsi da un edificio all’altro con evidente perdita di tempo e di efficacia del loro insegnamento. Spesso inoltre nel passato validi professori hanno chiesto il trasferimento in altri istituti per queste ragioni appena esposte. Teniamo anche conto quanto sia degradante per un genitore entrare in queste strutture e vederle così lasciate andare e non più rispondenti a quelli che oggi sono i normali canoni dell’istruzione superiore e pensare che in quell’edificio così malmesso il proprio figlio o nipote dovrà passare gran parte delle sue giornate dei successivi 5 anni. Ma come accennavo prima bisogna inserire questo intervento all’interno della complessiva offerta di servizi che Rho mette a disposizione dei suoi cittadini. Infatti la costruzione del nuovo liceo non solo metterebbe fine ai disagi appena esposti con un effettivo e concreto miglioramento delle condizioni in cui si svolge la didattica, ma permetterebbe di ampliare l’offerta di servizi a tutti i cittadini (anche a coloro che credono di non poter ricavare nulla di interessante da questa opera). Infatti la nuova struttura potrebbe portare un centro servizi nella frazione di Mazzo, tuttora sguarnita di una struttura di servizi comunali, e allo stesso tempo il quartiere 4 e più in generale tutta la città avrebbero a disposizione finalmente una palestra degna di questo nome e che abbia tutte le caratteristiche anche tecniche per svolgere tutte le partite secondo i regolamenti delle federazioni delle varie discipline sportive (oggi a Rho possediamo una sola struttura di questo genere: il Molinello, che versa in uno stato pietoso). Quindi costruire il liceo per ampliare l’intera offerta di servizi sul territorio comunale, non solo le infrastrutture scolastiche.
La seconda considerazione riguarda la difesa della posizione di Rho come comune capofila dell’intero territorio rhodense. Con questo voglio portare all’attenzione di tutti quanto sia importante che a Rho vengano concentrati gli istituti superiori per fare in modo che Rho rimanga in tutto e per tutto il centro del nostro territorio con l’offerta del maggior numero di servizi sovra comunali (in quantità e qualità) come per l’appunto il liceo. Il problema di competenza di funzioni in questo caso viene meno poiché oggi viviamo in un momento in cui si spinge molto sulla competizione tra territori e città e di conseguenza è più brava e avrà la meglio quella città che riuscirà a catalizzare sul proprio territorio il maggior numero di insediamenti che hanno un importanza extra-territoriale. Per far questo occorre compartecipare e fare la migliore offerta rispetto agli altri comuni competitori. Non nascondiamoci dietro all’evidenza: se il liceo non si farà a Rho sicuramente ci sono pronti alla porta della provincia tanti altri sindaci che non preoccupandosi se la maglietta del loro partito è uguale o diversa rispetto all’amministrazione provinciale, offriranno anche di più di quello che Rho oggi mette sul piatto. Lasciarsi strappare un liceo sarebbe una grave perdita per la nostra città rispetto a quelle che confinano sul nostro territorio. Non perdiamo dunque questa visione di insieme e non vorrei mai che una mia figlia o nipote che scegliesse di fare il liceo classico sia costretta ad andare ogni giorno in un’altra città quando noi qui oggi abbiamo avuto la possibilità di fare del nostro meglio per tenere sul nostro suolo una struttura così importante.
Il terzo punto verte sulla valutazione spesa economica del liceo. Come sentito questa sera pare che il denaro, come purtroppo spesso accade, la faccia da padrone nella scelta dei propri comportamenti. Dalle parole del sindaco l’intera operazione (compresa la valorizzazione del terreno già di proprietà del comune e quindi non da acquistare) vale poco più di 10 milioni di euro. Tenendo conto che il terreno già in nostro possesso ha un valore di 3 milioni di euro, il costo finale ed effettivo si aggirerebbe introno ai 7 milioni di euro. Però il sindaco, citando la ragioneria quale strumento per prendere decisioni, si scorda che la prima cosa che viene insegnata ai ragionieri è che un bilancio si compone di due sezioni divise e contrapposte, l’una di entrate, l’altra di spese. Quindi se vogliamo dare i numeri, occorre darli tutti, compresi quelli che entrano al comune, come la valorizzazione degli stabili ora occupati dalla scuola che rientrerebbero nel pieno possesso del comune. Inoltre c’è anche un valore sociale che scaturisce dalla costruzione del liceo, per questo occorre fare un’attenta analisi sul trade off costi-benefici, non solo citando i costi, ma anche il loro corrispettivo, ovvero i benefici che scaturiscono da questa opera. Quindi non scordiamo la prima regola della ragioneria, prima di utilizzare tutte le altre. Un’ultimo accenno a quello detto sempre da lei signor sindaco che mischia gli eventuali debiti della società Aser (che si stanno rivelando sempre meno consistenti) con questi investimenti. Volevo infatti far presente che un eventuale ripiano da parte del comune degli introiti della società Aser sarebbe inserito nella parte corrente del bilancio, non invece nella parte della spesa capitale come l’investimento nel liceo classico. I due fatti non hanno la benché minima relazione.
La quarta e ultima considerazione è sulla fiducia nel dialogo e nella buona amministrazione. Con la nostra mozione chiediamo che venga ripreso il dialogo, non chiediamo che venga riconfermato il protocollo d’intesa che come avrete tutti notato non è stato sottoscritto e quindi non costituisce un documento giuridicamente vincolante. Si è voluto fare questo alla vigilia delle elezioni per rispettare la volontà dei cittadini che da lì a pochi giorni avrebbero compiuto la loro scelta. Con quel documento però la provincia è stata costretta ad accendere il mutuo di 4.200.000 euro per costruire il primo lotto e tuttora tale cifra è presente all’interno delle casse provinciali. Non vorrei che questa vicenda fosse annoverata tra le mala-pratiche dell’amministrazione pubblica, dove il comune di Rho possiede già il terreno sul quale costruire il primo lotto, la provincia ha pronto il progetto e i soldi per costruirlo, ma incomprensioni politiche bloccano il tutto facendo ricadere tutto sulle spalle dei cittadini. Diamo prova che il dialogo tanto professato sia una pratica seria e costruttiva oltre che faticosa e non uno slogan elettorale. Non chiediamo che l’amministrazione si comporti in un modo o nell’altro di fronte alla provincia, ma visto che esistono ampi margini di trattativa, chiediamo che ci si sieda intorno a un tavolo lasciando da parte rancori e magliette colorate e per una volta indossiamo la maglietta del bene comune per la nostra città e per i nostri ragazzi di oggi e domani.

giovedì 18 ottobre 2007

INTERVENTO SUL PIANO PER IL DIRITTO ALLO STUDIO

Per discutere sul Piano per il Diritto allo Studio che ci accingiamo a votare, volevo partire dalla tabella riepilogativa finale, dalla quale compare che esiste una variazione positiva di 185.000 €. In realtà se andiamo bene a leggere tra le righe, scopriamo che questa variazione non è data da nuovi soldi che la giunta Zucchetti ha deciso di destinare alle scuole rhodensi, bensì ben 100.000 € sono per un aumento del costo della refezione scolastica, mentre i restanti 85.000 possono essere essenzialmente ricondotti a maggiore finanziamento delle scuole materne parificate (che aumentano di 65.000 le loro entrate arrivando a quota 145.000) e l’istituzione di alcune borse di studio per un valore totale di 12.500 €. Partiamo dalle borse di studio. Il consigliere Re ha definito questa mossa classista, poiché è rivolta alle fasce meno abbienti delal popolazione. Vorrei far notare che il reddito massimo di entrata è pari a 20.000 € secondo l’indicatore ISEE, questo vuol dire che, per una famiglia composta da 3 persone, il reddito corrispondente reale è pari a 42.000 €. Non mi sembra quindi che essa appartenga alla fascia meno abbiente della popolazione e non ritengo neanche che se l’istituzione delle borse di studio è rivolta alle fasce più deboli questo criterio economico sia adeguato. Passiamo poi al maggior finanziamento delle scuole private. Non ho nulla in contrario a riguardo, anzi riconosco che alcuni scuole materne private coprono una domanda che le strutture comunali non possono soddisfare. Rimane però un punto controverso, ovvero non leggo da nessuna parte che questi soldi in più che finiscono a queste scuole siano una contropartita dell’abbassamento delle rette per permettere un più agevole accesso a queste strutture, oppure un innalzamento della qualità del servizio offerto. Questo manca. Infine volevo soffermarmi sull’abolizione di 4 aree progettuali (multiculturalità, storia locale/educazione civica, ambiente, animazione teatrale). L’odierna giunta non ritiene indispensabile porre come obbligatorio il rispetto di queste 4 aree lasciando invariati i fondi destinati alle scuole e facendo decidere ai vari dirigenti scolastici quali progetti attivare. A mio parere è una scelta completamente errata quella di eliminare questo importante segno che la città vuole lasciare all’interno delle scuole. Giusto oggi all’ordine del giorno c’era una mozione per don Dilani e mi viene in mente il suo motto: I CARE. Me ne curo, me ne interesso. Credo sia essenziale gettare questo seme nei bambini delle scuole elementari. E questo avveniva anche attraverso queste 4 aree che sono state tolte. E’ importante che fin da piccini essi possano conoscere la nostra città per appassionarsi ad essa e amarla sempre di più, per costruire un domani una società migliore. Grazie.

mercoledì 26 settembre 2007

INTERVENTO VARIAZIONI BILANCIO

Un commento in merito alle variazioni di bilancio effettuate dalla giunta.
Innanzitutto volevo specificare che queste variazioni non sono solo a salvaguardia degli equilibri di bilancio, ma operano un cambiamento abbastanza profondo al bilancio variando i saldi di 6.800.000 euro, quasi il 10%.
Entrando più nello specifico, sul lato dell’entrate si è registrato il mancato pagamento da parte dell’ente fiera dell’Ici. L’aggiustamento in bilancio è più che giusto ed è ispirato ai corretti principi contabili internazionali, però in commissione sono rimaste inevase le risposte che riguardano sia le intenzioni di fiera che dell’attuale giunta in merito. L’assessore Tizzoni ha riferito che esiste un buon clima di collaborazione e questo è senz’altro un fatto positivo, ma fino a dove si spinge la collaborazione su questo tema? Ovvero: l’ici è un’imposta e in quanto tale è dovuta secondo parametri e leggi che la regolano. Spero che non si scenda in trattativa su questo punto, infatti è essenziale garantire questa entrata strutturalmente al bilancio comunale per il futuro della nostra città. Poi, da non sottovalutare, vi è un fattore di equità sociale in questa questione. Cosa direbbero i cittadini e le imprese che pagano regolarmente l’imposta? Si creerebbero delle disparità anche perché per l’ente fiera quel milione di euro rappresenta un costo marginale ed è giusto che contribuisca anch’esso alle finanze comunali poiché usufruisce di tanti servizi messi a disposizione dal nostro comune.
Sempre sul lato dell’entrate si è registrato un ammanco di 5 milioni e mezzo di euro dovuto allo stop di alcuni piani integrati di intervento. Ma quali? Non sono specificati da nessuna parte e neppure l’assessore ha saputo darci risposta in merito. certamente è giusto che la giunta appena insediatasi faccia una ricognizione dello stato dell’arte dei progetti già in essere, però questa decisione si riflette molto negativamente sulle finanze comunali provocando, insieme alla contemporanea rinuncia di accensione mutui per 2.300.000 euro, praticamente uno stop dell’attuale piano delle opere pubbliche con mancati investimenti per 6.800.000 euro. Non è una cifra irrisoria per nulla. Entrando nello specifico delle opere più importanti stralciate, troviamo l’eliminazione della nuova strada che collega via Cantù con via Lainate. Per intenderci, la nuova strada che avrebbe dovuto collegare la rotonda dell’ospedale di Passirana con via Lainate completando la tangenzialina già presente. Un intervento che, posticipandolo, non risolve per l’ennesima volta i problemi della viabilità di Passirana e degli automobilisti che percorrono quelle strade quotidianamente. Non mi sembra questo un intervento di destra o di sinistra, mi sembra un intervento che risponde pienamente al miglioramento della mobilità dei nostri cittadini indipendentemente dal colore politico. Come anche in questa direzione andrebbe l’intervento riguardante la mobilità ciclabile in via Marconi, Pace e De Gasperi con annessa soprattutto al messa in sicurezza degli incroci e delle predette strade dove spesso si verificano incidenti mortali. I progetti tra l’altro sono stati già approvati in via esecutiva, manca soltanto il bando di gara per l’assegnazione dei lavori. E così via si possono citare altre opere. Una scelta sbagliata rimandare queste opere essenziali alla sicurezza e al traffico di alcuni quartieri della città. Queste opere soffrono già strutturalmente di lungaggini burocratiche e questa variazione che andiamo a votare non aiuta certamente a migliorare la situazione. Infine mi fa piacere che non siano stati rilevati debiti fuori bilancio e lo stesso assessore abbia detto nella sua relazione che ho ascoltato attentamente che vi è stata una gestione oculata delle spese, segno del buon operato della giunta precedente.