"Lei sta all'orizzonte: mi avvicino due passi, lei si allontana due passi. Cammino dieci passi, e l'orizzonte si allontana dieci passi più in là. Per molto che io cammini, mai la raggiungerò. A che serve l'utopia? A questo serve: a camminare!"
(Eduardo Galeano)
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giovedì 18 dicembre 2014

GENERAZIONE SENZA VOTO

 
Il Comune di Rho sostiene la raccolta di firme a sostegno della proposta di legge popolare per il riconoscimento del voto agli studenti Erasmus. Ogni cittadino italiano potrà firmare nel comune italiano, nelle cui liste elettorali è iscritto. La raccolta delle firme terminerà a febbraio 2015, quando le liste saranno depositate presso la Corte di Cassazione.

E’ possibile sottoscrivere la proposta di legge presso il QUIC – Sportello del Cittadino negli orari di apertura dove è depositata la proposta di legge di iniziativa popolare concernente l'effettiva possibilità di esercitare il diritto di voto all'estero per studenti e tirocinanti partecipanti a programmi di mobilità in Europa.

Attualmente i cittadini italiani, che si trovano temporaneamente in un paese straniero nell’ambito di un programma di mobilità internazionale, non possono votare dall’estero in occasione delle elezioni politiche, in quanto ciò è possibile per coloro che sono iscritti all’AIRE (l’Anagrafe dei residenti all’estero), iscrizione obbligatoria soltanto per coloro che risiedono fuori dall’Italia per almeno 12 mesi.

In questo modo di fatto rimangono esclusi dall’esercizio del diritto i giovani, che ogni anno decidono di trascorrere all’estero un periodo di durata inferiore a 12 mesi impegnati in programmi come Erasmus.

Erasmus è l’acronimo di European Region Action Scheme for the Mobility of University Students. Il programma nasce nel 1987 per opera della Comunità Europea e sancisce la possibilità a uno studente universitario europeo di effettuare in una università straniera un periodo di studio legalmente riconosciuto dalla propria università ricevendo un contributo finanziario UE e senza pagare all’università straniera le tasse di iscrizione.

Erasmus Student Network è un’associazione studentesca europea senza scopo di lucro, che si pone l'obiettivo di promuovere e favorire la mobilità studentesca in ambito universitario.

L’Assessore agli Affari generali, Servizi demografici, Maria Rita Vergani , afferma:
“Garantire il diritto di voto è un tassello fondamentale per la democrazia e lo stesso diritto deve essere garantito anche agli studenti all’estero per progetti temporanei di studio, per tutte le elezioni, anche nazionali. Lo status di studente non può vedere sottratti dei diritti, ma deve essere fonte di tutele, visto che gli studenti italiani, all’estero, stanno implementando il proprio percorso di studi, fondamentale per la loro formazione: di questo e del contributo che daranno allo sviluppo del nostro Paese grazie alla loro cultura europea, dobbiamo solo essere orgogliosi.”  

L’Assessore alle Politiche Giovanili, Andrea Orlandi, conclude:
“Sosteniamo con piena convinzione la campagna promossa da Erasmus Student Network Italia: promuovere la cittadinanza europea, migliorare le condizioni e incoraggiare la partecipazione civica democratica a livello di Unione Europea sono obiettivi, che l’Amministrazione Comunale si è posta fin dall’inizio del proprio mandato.”

Informazioni e raccolta firme
QUIC - Sportello del Cittadino
Via De Amicis, 1
Tel. 02 93332 700
Numero verde 800.55.33.89
quic@comune.rho.mi.it
lunedì, mercoledì e venerdì: dalle ore 8.30 alle ore 13.00
martedì e giovedì: dalle ore 8.30 alle ore 18.30
sabato: dalle ore 8.30 alle ore 12.30

venerdì 14 novembre 2014

RHO FINALISTA ALL'OSCAR DEL BILANCIO 2014

 
Si è svolta a Roma mercoledì 12 novembre presso la Sala della Protomoteca in Campidoglio alla presenza di Dino Piero Giarda, Presidente della Giuria dell’Oscar di Bilancio della Pubblica Amministrazione, la cerimonia di premiazione degli Enti Pubblici finalisti della 50ª edizione dell’ Oscar del Bilancio della Pubblica Amministrazione, premio gestito ed organizzato da FERPI, Federazione Relazioni Pubbliche Italiana. Il Comune di Rho è rientrato nella prestigiosa rosa dei Comuni finalisti, a cui è stato riconosciuto il premio.

L’Oscar di Bilancio è il più importante riconoscimento del settore ed è assegnato agli Enti o Aziende Sanitarie, che abbiano attuato la migliore rendicontazione economica, sociale ed ambientale per l’esercizio 2013 e abbiano attuato la sua tempestiva, efficace e innovativa comunicazione a tutti i pubblici di riferimento, agli stakeholder istituzionali (Regione, Enti Locali e Stato) e più in generale ai cittadini. In particolare, per poter assegnare il premio, è stata esaminata la qualità della pubblicazione sui siti web, a seguito all’attuazione del decreto legislativo n.33/2013 riguardante il “Riordino della disciplina riguardante gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni”.

Il premio al Comune di Rho è stato consegnato da Dino Piero Giarda, Presidente della Giuria dell’Oscar di Bilancio della Pubblica Amministrazione (Ministro per i Rapporti con il Parlamento del governo Monti e attualmente incaricato di focalizzarsi sulla razionalizzazione della spesa pubblica, operazione cosiddetta di spending review).

Il premio per il Comune di Rho è stato ritirato dal Sindaco, Pietro Romano, dall’Assessore al Bilancio Andrea Orlandi, dal dirigente dell’Area Finanziaria Vittorio Dell’Acqua con due sue collaboratrici della Ragioneria comunale, Romina Ferrazzo e Tiziana Scaglione.

Di seguito il commento del Sindaco del Comune di Rho Pietro Romano:
“Sono molto soddisfatto del lavoro fatto in questi anni sul bilancio del Comune di Rho sia in termini di chiarezza e di trasparenza che in termini di riduzione delle spese e del debito. Avere un buon bilancio, riconosciuto come tale anche da Enti esterni, presuppone un’azione più efficace da parte dell’Amministrazione che deve gestire l’Ente. Questo premio riconosce il lavoro fatto non solo dall’Assessore al Bilancio e dalla Giunta, Andrea Orlandi, ma anche dalla Ragioneria del Comune di Rho, che ringrazio, e da tutti i dipendenti per essersi adeguati a standard di controllo di spesa che consentono di avere i conti sempre sotto controllo ed in ordine. Malgrado il periodo di ristrettezze economiche siamo riusciti a mettere in campo tecniche innovative e di trasparenza che ci hanno portato a vincere questo importante premio”.

"L'Oscar di bilancio della Pubblica Amministrazione è il riconoscimento più elevato a livello italiano per i bilanci degli enti locali” - aggiunge Andrea Orlandi, Assessore al Bilancio del Comune di Rho - “Sono davvero emozionato e felice nell'aver raggiunto questo traguardo, frutto del tanto lavoro fatto in questi anni. Ringrazio la Ragioneria del Comune di Rho per aver percorso insieme a me la via dell’innovazione contabile e del miglioramento degli strumenti di bilancio. Di strada in questi tre anni ne è stata fatta tanta: abbiamo proposto alla cittadinanza nuovi strumenti di partecipazione e rendicontazione sociale come il bilancio partecipativo e il bilancio di metà mandato. Abbiamo introdotto il mandato di pagamento elettronico risparmiando più di 10.000 fogli di carta all'anno e velocizzando i procedimenti, aderito alla sperimentazione dei nuovi sistemi contabili, incentivato il fund raising e ora ci apprestiamo a introdurre la contabilità economico-patrimoniale e ad anticipare la fatturazione elettronica. Tutti questi cambiamenti sono avvenuti in un quadro legislativo non sempre facile da comprendere e da spiegare alla cittadinanza: la tassazione locale è completamente cambiata, imponendoci stravolgimenti continui anche nelle previsioni di gettito da inserire in bilancio e anche su questo fronte abbiamo lavorato moltissimo. Insomma, in un contesto così difficile, raggiungere questi obiettivi è davvero segnale di una forte passione da parte dell'intera istituzione comunale!".

domenica 17 febbraio 2013

IL 24-25 FEBBRAIO SCRIVI BORGHETTI

Cari amici,
come ben saprai settimana prossima vivremo due importanti appuntamenti della vita politica del nostro paese: le elezioni politiche nazionali e le elezioni regionali in Lombardia.
Il nostro paese vive un momento davvero difficile in cui tutti gli indicatori macroeconomici, dalla disoccupazione al PIL, danno risultati negativi soprattutto per quanto riguarda la fascia giovanile. Per questo motivo credo occorra approcciarsi alle prossime elezioni con grande responsabilità ed esprimendo la nostra opinione nell’urna elettorale dando fiducia a chi potrà farsi carico delle tante difficoltà del nostro paese e cercare di farlo ripartire dando nuovo slancio al nostro paese. Per fare questo occorre grande coraggio e una squadra che sia in grado di governare il nostro paese nei tempi ancora difficili che ci aspettano.
 
Come molti di voi sapranno, io ho sostenuto Renzi nelle primarie dello scorso novembre per cercare di dare una svolta netta alla politica italiana. I tempi che viviamo oggi richiedono scosse anche violente per risollevare il nostro paese dalle macerie che dilagano da nord e sud. Il Papa, in tutt’altro contesto rispetto a quello politico, ha proprio in questi giorni voluto dare questo segnale per un rinnovamento all’interno della Chiesa. Forse noi non ce ne siamo accorti ma abbiamo vissuto la rivoluzione del web che ha cambiato non solo le abitudini della nostra vita, ma ha mutato profondamente il nostro modo di ragionare, pensare, studiare, rapportarci con gli altri e lavorare. Ecco, forse questa rivoluzione chiede ancora che venga recepita in molti ambiti del nostro paese, primo fra tutti la politica. Renzi poteva essere l’interprete di questo cambiamento ma non ce l’ha fatta. E’ però riuscito a introdurre nelle liste del Partito Democratico il tema del ricambio e le liste uscite dalle primarie contengono tante new entry che possono in pieno interpretare questo nuovo corso della politica che avanza.
 
Anche per Regione Lombardia si apre una nuova stagione, dopo l’era Formigoni oggi si è a un bivio politico con due idee di Regione messe a confronto. Credo che una persona come Umberto Ambrosoli per la sua stessa formazione e storia possa essere la persona giusta per guidare e innovare sempre di più la nostra Regione. Per le elezioni regionali è inoltre possibile esprimere una preferenza. L’amico Carlo Borghetti credo sia la persona giusta per ricoprire questo ruolo. La sua onestà e la sua trasparenza sono valori forti che in questo momento occorre riaffermare con forza, che accompagnati con la sua esperienza e il tanto lavoro fatto in questi anni soprattutto sui temi del sociale e della sanità, potranno essere un positivo spunto di riflessione per l’intera politica regionale. Per questo ho deciso di scrivere BORGHETTI accanto al simbolo del Partito Democratico sulla scheda verde.

Il 24 e il 25 febbraio si decideranno le sorti del nostro paese, non mancare per dire la tua!

A presto,
Andrea
 
 

mercoledì 4 luglio 2012

UN AIUTO DA RHO AI TERREMOTATI

La realizzazione di un micro nido sarà il progetto che il Comune di Rho finanzierà con i fondi raccolti attraverso il conto corrente aperto a giugno 2012.
Il Comune di Rho si è già messo in contatto con il Comune di San Giovanni del Dosso in provincia di Mantova e ha concordato il progetto da realizzare che consiste appunto in un micro nido in struttura prefabbricata.

A seguito dell’evento sismico del 20 e del 29 maggio 2012, il territorio di San Giovanni del Dosso ha riscontrato numerosi danneggiamenti a strutture e infrastrutture. Molti sono ancora i servizi che non possono ancora essere riattivati. Il Consiglio Comunale di questo Comune è convocato adesso presso il giardino delle scuole elementari e molte strutture pubbliche risultano inagibili.
Come annunciato, gli amministratori hanno fatto la propria parte devolvendo una quota della loro indennità e come loro, alcuni cittadini hanno già versato delle somme. Si invitano i cittadini rhodensi a partecipare alla raccolta dei fondi per poter consegnare l’opera completa alla città di San Giovanni del Dosso.

Si ricordano le coordinate bancarie del conto corrente presso il Credito Artigiano sul quale ogni cittadino potrà versare la propria libera offerta.

Credito Artigiano
codice IBAN IT 05 F0351220500000000071425

L’Assessore Maria Rita Vergani dichiara:
“Incontrerò presto il Sindaco di San Giovanni del Dosso, Angela Zibordi, per definire come procedere operativamente. Come amministrazione comunale abbiamo voluto scegliere di destinare i fondi raccolti dal Comune per sostenere obiettivi concreti scelti direttamente dal Comune colpito dal terremoto, in modo che si potesse avere riscontro di quanto donato in qualcosa di riconoscibile ed utile alla comunità.”

sabato 19 novembre 2011

ULTIMA CHIAMATA PER L'ITALIA

Mi sono sentito in un qualche modo sollevato quando settimana scorsa ho visto finalmente uno spiraglio all’interno del panorama politico. Fino a sabato scorso il nostro Parlamento era arrovellato intorno a un unico dilemma: la maggioranza esiste o non esiste? E tutti lì a contare voti, mentre nel frattempo il nostro paese veniva condannato sul patibolo dello spread, ipotecando ancora di più il nostro futuro.
Mario Monti rappresenta quindi l’ultima chance per il nostro paese, oltre che per fare quelle riforme che facciano ripartire l’Italia, per ridare di nuovo senso e lustro alle nostre istituzioni. Lo stile asciutto e garbato con toni pacati e cordiali di Mario Monti fanno voltare completamente pagina al nostro paese. Ed è dalle piccole cose che si vede questo cambiamento essenziale per l’Italia. Durante il giuramento dei ministri i bicchieri pieni di spumante non sono stati toccati, la cerimonia si è svolta in un ordine a cui il Quirinale nelle precedenti occasioni non era stato abituato. E questo è il primo segno, piccolo ma importante che ci dice ancora una volta che ora si costruisce il futuro dell’Italia, abbandonando quel passato che è stato un modo di far politica sopra le righe dove vinceva il maggior urlatore. I cori da stadio fuori dal Quirinale dimostrano questo, per chi ha affrontato l’impegno politico come se fosse una partita di calcio dividendo letteralmente in due il nostro paese: chi a favore e chi contro. Ma questa non si chiama politica.
Un grazie va al nostro Presidente della Repubblica che ha sapientemente gestito questa fase difficile e che ha caricato sulla sua gobba l’intero nostro paese. Mi ha colpito quando domenica scorsa dopo una giornata al lavoro si è presentato davanti ai giornalisti con una forza e uno spirito impressionante per un uomo di 80 anni. Davvero un grande esempio per noi giovani di cosa voglia dire rappresentare le istituzioni e lavorare per esse. Un grande esempio di come si possa fare politica nell’esclusivo interesse del nostro paese, grazie!
Termino la riflessione con due spunti sul nostro paese. Il governo Monti apre indubbiamente una porta sul futuro, traghettando la nostra Italia verso acque più tranquille per poi riconsegnarla nuovamente alla politica. Ci sono due opportunità in tutto questo:
  • Per la società: questi anni sono stati plasmati da un modello culturale basato sul consumismo e dominato dall’avere sempre di più. Oggi non è più tempo e occorre cambiare il modello attuale perché non esistono più le condizioni di contesto che sono ampiamente mutate. La parola nuova è povertà, dove per povertà non vuol dire “povero”, piuttosto “sobrio”. Dove dobbiamo tutti fare i conti con una ricchezza che se fino a ieri ci sembrava scontata, oggi non lo è più. Dove probabilmente la mia generazione sarà fortunata se avrà lo stesso livello di ricchezza di quella dei propri genitori. Occorre quindi cambiare dei paradigmi del vivere sociale.
  •  Per la politica: il governo Monti certifica l’incapacità della politica a guidare il proprio popolo. E’ proprio in questi momenti che dovrebbe farsi sentire la spinta politica verso il futuro che accompagni un paese fuori dalla situazione in cui si trova. Nessun partito oggi sembra avere in mano questa ricetta che invece un governo tecnico possiede. In questi anni i partiti sono stati modellati su grandi macchine comunicative dove l’apparire era essenziale per il consenso. Si è fermata l’elaborazione politica e culturale interna. Solo in questi ultimi anni ci si è accorti del gap creato e alcuni sono corsi ai ripari. Ma è troppo tardi. Spero che la politica riesca a cogliere questa opportunità e mentre viene messa in mora dal governo Monti sappia concentrarsi sul proprio “core-business”, quello che dovrebbe fare, ovvero elaborare visioni politiche e traiettorie di cambiamento per il nostro paese.
Viva l’Italia!

mercoledì 6 aprile 2011

UN DECALOGO PER LA POLITICA MILANESE

Riporto il decalogo promosso da vari movimenti e associazioni cattoliche milanesi. Molto interessante e da tenere a mente anche per le nostre elezioni comunali a Rho.

In vista delle elezioni del Sindaco e del Consiglio Comunale di Milano, e in tempi tanto travagliati e difficili, i rappresentanti di alcuni Enti ed Associazioni espressioni del mondo cattolico ritengono opportuno manifestare ai candidati principi e priorità considerati necessari per l'impegno politico. Questi principi e priorità attengono sia il piano dell’etica personale, sia il piano delle scelte strategiche e costituiscono requisiti per il perseguimento del bene comune, la costruzione di un sistema di governance locale realmente partecipata, il recupero della vocazione di crocevia, innovazione e internazionalità del capoluogo lombardo.
L'Expo è un esempio di banco di prova per una Milano che vuol essere forza propulsiva per il Paese. Si tratta di un’opportunità che non va sprecata, in quanto comporta la realizzazione di opere destinate ad essere un investimento sul futuro, un patrimonio di tutti, un’occasione di crescita culturale e sociale per la cittadinanza intera.
Nella ricerca di un modo nuovo di pensare la città, la cultura della convivenza, la lettura dei segni dei tempi, la politica come servizio e con l’intenzione di suscitare risposte, tali principi e priorità sono sintetizzati nel seguente decalogo.

L’impegno politico personale sia ispirato a principi etici quali:
1) Serietà, competenza e trasparenza dell’operato;
2) Coerenza tra vita pubblica e vita privata;
3) Legalità formale e sostanziale, lotta alle inefficienze dell'amministrazione pubblica e ai vuoti politici, che creano le condizioni per la corruzione e per le infiltrazioni della criminalità organizzata.

L’impegno politico istituzionale sia orientato a:
4) Ascoltare e rappresentare i bisogni dei cittadini e delle organizzazioni sociali,
produttive, culturali, in particolare dei ceti popolari e delle famiglie, oggi più esposti agli effetti della crisi, valorizzando i luoghi e le forme in cui la comunità civile già si esprime in modo ricco e plurale; rendere la città più a misura delle persone nell'accesso alla casa, nei trasporti, nei servizi sociali; promuovere e difendere il lavoro, la sua qualità e dignità, luogo di realizzazione personale e di costruzione dei legami sociali;
5) Ripensare il ruolo del Consiglio comunale, dandogli il giusto rilievo di rappresentanza della città e assicurando la costante presenza di Sindaco e assessori ai lavori in aula;
6) Potenziare funzioni e visibilità dei Consigli di zona, in nome di un reale decentramento;
7) Realizzare un confronto serio con le opposizioni, cercando anche, per quanto possibile, soluzioni condivise.

L’orizzonte entro cui iscrivere l’impegno personale e istituzionale preveda strategicamente di:
8) Riscoprire l'antica vocazione ambrosiana dell’accoglienza, dell’attenzione agli ultimi, della solidarietà, raccordandola con la costruzione di un nuovo welfare;
9) Rilanciare la dimensione europea e internazionale della città;
10) Adottare un'ottica metropolitana come prospettiva dell’ideazione e dell’azione politica/amministrativa.

Milano, 28 marzo 2011

I firmatari:
Gianni Bottalico presidente Acli Milano, Monza e Brianza;
Luciano Caimi, presidente Città dell’uomo;
Alfredo Canavero, presidente Fondazione Giuseppe Lazzati;
Giorgio Del Zanna, presidente Comunità di Sant'Egidio di Milano;
Marco Garzonio, presidente Ambrosianeum Fondazione Culturale;
Valentina Soncini, presidente Azione Cattolica Ambrosiana;
Alessandra Tarabochia, presidente CIF (Centro Italiano Femminile) Lombardia.

giovedì 3 marzo 2011

CERTEZZE E CONFUSIONE

Certezze e confusione. Questo il binomio a poco più di due mesi dal giorno delle elezioni (15-16 maggio): certezze dal centro a sinistra, confusione dal centrodestra alla destra. Il panorama politico cittadino vede un centrosinistra che ha già compiuto le sue scelte chiare e nette e un centrodestra che invece arranca e sconta ancora l’implosione della sua maggioranza dopo l’esperienza deludente di questi 4 anni. Vediamo come si compone attualmente il panorama politico cittadino: partendo da sinistra troviamo il primo candidato sindaco di Federazione della Sinistra (ex Rifondazione e dintorni) che dovrebbe essere Domenico Maggio; vi è poi Pietro Romano, candidato per la coalizione formata da Partito Democratico, Italia dei Valori e Sinistra Ecologia e Libertà; e infine sull’UDC corre voce che si presenti da sola con un proprio candidato sindaco. E fin qui le cose appaiono abbastanza chiare. Il problema è cosa c’è dall’UDC in là: Marco Tizzoni si presenterà candidato sindaco con una sua lista civica, il PDL è in silenzio e si aspetta di sapere se riproporrà Roberto Zucchetti oppure punterà su qualche nome nuovo (Carolina Pellegrini???), la Lega attende in silenzio ma appare inverosimile che possa appoggiare i due nomi in voga nel PDL, a meno di non rimangiarsi molte parole pronunciate negli ultimi anni; vi sono poi una serie di liste civiche che stanno nascendo con particolari caratterizzazioni, ma tutte politicamente in seno al centrodestra. Insomma una gran confusione regna nel centrodestra e vi è una forte difficoltà a ricostruire un progetto sulle ceneri dell’esperienza negativa della giunta Zucchetti.
Non ci rimane quindi che attendere per sapere chi sarà il candidato forte del centrodestra, probabilmente fino all’ultimo minuto utile per la presentazione delle candidature. Nel frattempo la coalizione di Pietro Romano ha cominciato il suo percorso di ascolto della città che proseguirà per tutto il mese di marzo, coinvolgendo tutte le forze positive che già esistono sul nostro territorio.

mercoledì 17 giugno 2009

LA CARITA' NEGATA

Riporto l'intervento di Maurizio Braucci sul Corriere della Sera inerente i fatti successi a Napoli il 26 maggio.

Quel musicista con la fisarmonica e i trenta minuti di carità negata
“Qui non lo lascio. No!” ha detto Mirela, la moglie di Petru Birladeandu, il suonatore ambulante rumeno, ucciso dai killer della camorra il 26 maggio scorso, vittima innocente durante un’azione di rappresaglia criminale nel pieno centro di Napoli. Una settimana fa, Mirela è fuggita in Romania con i due figli e ha disposto che le spoglie del suo caro siano rimpatriate al più presto, lamentando così il duplice oltraggio subìto: l’assurdo ferimento di Petru durante la sparatoria e la sua agonia davanti ai tornelli di un’affollata stazione ferroviaria dove si era rifugiato malgrado fosse stato raggiunto da due proiettili. E’ rimasto a terra per quasi mezz’ora Petru, senza che i treni nemmeno fermassero le loro corse, mentre le immagini del sistema di videosorveglianza riprendevano la gente che fuggiva via da Mirela che urlava disperata, cercando un aiuto che nessuno le ha dato fino all’arrivo dell’ambulanza da un ospedale, il vecchio Pellegrini, distante appena 20 metri. La telecamera esterna mostra che solo alcuni minuti prima, Petru attraversava con Mirela piazza Montesanto, davanti alla stazione della linea cumana che ogni giorno serve migliaia di pendolari e turisti. Ambedue appaiono con il passo stanco di una giornata di fatica, la fisarmonica al collo con cui spesso li avevo visti girare tra i vicoli, suonando melodie che molti ripagavano lanciando monete dalle finestre. Eppure, lì, in un momento cruciale, non hanno trovato nessuna carità, nessuna compassione. Non credo sia stata indifferenza quella di chi li ha evitati, erano persone spaventate, forse raggiunte dal rumore degli spari appena trascorsi, forse semplicemente assuefatte al vortice di una città violenta e abbandonata a se stessa da politiche che guardano prevalentemente all’immagine turistica e culturale. Non è stata indifferenza ma piuttosto ignavia, un’incapacità ad agire secondo valori dignitosi ed umani, il prevalere di quella viltà con cui si tira a campare, con cui si dice: tengo famiglia, cucendosi addosso mille giustificazioni e diritti, omettendo ogni discorso sui propri doveri, come ha esasperatamente imparato a fare l’Italia di oggi, non solo Napoli. Secondo alcuni, lo sguardo di chi ha tirato dritto aveva compreso che si trattasse di un immigrato, di uno che conta zero, che qui non ci dovrebbe stare, forse per questo, durante la commemorazione del 4 giugno voluta dai centri sociali, una mano ha scritto provocatoriamente su un biglietto: un fiore per te Petru, questa era la tua città. Non sono del tutto convinto di questa posizione che, sebbene al passo con i tempi, fa salve ancora delle possibilità di solidarietà diffusa in una nazione dove invece la cultura prevalente istiga alla “furia agonistica” tra tutti. Quando nelle immagini a circuito chiuso, si assiste allo svuotamento del piccolo andito da cui tutti sono fuggiti e Mirela resta sola con il suo uomo agonizzante, si prova paura, una paura che va ben oltre quella della camorra e del degrado, la paura di ciò verso cui stiamo andiamo: un enorme vuoto disumanizzante, su uno sfondo metallico e impietoso, dove il sangue e le vittime del reale non riescono a provocare vergogna e indignazione se non per effetto di uno scoop. Inoltre, per quanto ancora i problemi di una città italiana, terza metropoli della nazione, dovranno essere isolati dal contesto generale e trattati come emergenze ed eccezioni che si affrontano con l’esercito, le misure speciali o con ridondanti dissimulazioni? Forse per sempre Napoli resterà “il ritratto di Dorian Gray” per un’Italia che non vuole vedere quanto è culturalmente e antropologicamente mutata, in peggio.

martedì 5 maggio 2009

UOMO POLITICO: VITA PUBBLICA O PRIVATA?


Fa molto discutere in questi giorni la vicenda della separazione di Silvio Berlusconi da Veronica Lario. Occorre innanzitutto distinguere ciò che è gossip da ciò che è politica. Quindi domandiamoci: esiste una questione politica in questo episodio? Direi proprio di sì, soprattutto se si legge questo accaduto con le lenti del bene comune. E la questione politica, astraendosi anche dai fatti di cronaca, è proprio questa: per l’uomo politico esiste una vita pubblica in cui si professano valori che poi nella vita privata non vengono seguiti e viceversa? In altre parole: l’uomo politico può avere due facce contrapposte? Credo proprio che la risposta sia no. Chi decide di rivestire un ruolo pubblico di guida di una comunità (grande o piccola che sia), deve innanzitutto avere uno stile che è in prima battuta personale e privato e che in un secondo momento mette a disposizione degli altri attraverso l’accesso a una carica pubblica. Se assumiamo questa semplice affermazione come corretta, non è possibile nello stesso tempo trovare una persona che abbia due comportamenti differenti negli affari pubblici e in quelli privati. Coloro che si fanno portatori della difesa di alcuni valori nella vita pubblica e questi stessi vengono calpestati nella vita privata costruiscono una facciata dietro alla quale si nasconde ben altro. Occorre ritornare a una politica che sappia educare ai principi che ruotano attorno al concetto di cittadinanza. E questa strada è percorribile solo nel momento in cui i politici testimoniano innanzitutto con la propria semplice vita i valori costituzionali che si ritengono fondanti per la nostra società. E’ per questo che non può esistere differenza tra vita pubblica e vita privata di un politico, e se vogliamo neanche di qualsiasi altra persona: la persona vera è sempre soltanto una. Questo non significa che dobbiamo impicciarci delle questioni private di qualcuno, ma di esigere una coerenza complessiva nel rispetto della libertà di ciascuno. Leggendo la vicenda con la lente del bene comune occorre che tutti i politici e che tutti coloro che ricoprono cariche pubbliche abbiano a cuore i valori della nostra costituzione, sia che si tratti della famiglia come in questo caso, sia che si tratti di altri valori civili etici spesso dimenticati.

Per ultimo vi segnalo l'editoriale di Avvenire di oggi sulla questione. Clicca qui.

martedì 3 marzo 2009

CRISI ECONOMICA E AMBIENTE


Oggi volevo condividere alcune riflessioni sull'attuale crisi economica, e in particolare sulla strategia da adottare per uscire dal tunnel. Vorrei porre come strategico il tema dell'ambiente. Ambiente inteso nella sua complessità, quindi non solo ciò che è di colore verde, ma anche quello che è grigio come le strade, le case e le fabbriche. Andiamo per punti:
  1. innanzitutto la crisi è globale ed è figlia dello sviluppo economico a cui abbiamo assistito negli ultimi anni con la forte espanzione di alcune economie asiatiche e sudamericane. Accanto a questa loro espansione, non si è però avuto un adeguato sviluppo delle istituzioni internazionali che governano gli scambi sempre più intensi del commercio internazionale. E' diventato evidente che il sistema bilaterale presenta molti difetti e occorre andare verso un sistema multilaterale che non ponga più gli Stati Uniti come unico perno dell'economia mondiale, anche se eserciterà un ruolo in ogni caso molto forte. Per fare questo occorre aggregare gli stati intorno a un tema forte per lo sviluppo a lungo termine che faccia da traino per la crescita economica e allo stesso tempo scongiuri eventuali conflitti armati. La sfida può essere vinta ponendo al centro il tema dell'ambiente. A livello mondiale, l'ambiente nei prossimi decenni presenterà il conto, dovuto essenzialmente alla non contabilizzazione dei costi ambientali nei modelli economici studiati finora. Da un lato occorre studiare forme di sviluppo sostenibile per preventivare questi costi oggi, e dall'altro porre in essere misure che non ci facciano trovare impreparati un domani.
  2. Altro focus è da porre alla nostra realtà europea con il tema degli incentivi alle imprese. Nel settore auto pare che l'attenzione all'ambiente sia ormai cosa assodata, tanto che gran parte degli incentivi sono per auto che posseggano una tecnologica che riduca l'impatto ambientale. Tema forte per l'ambiente in Europa è anche lo sviluppo di infrastrutture. In questo momento bisogna tornare a investire fortemente nel TEN (Transport European Network - la rete di trasporti europei) che collega realmente le varie economie degli stati europei. Di fronte alla crisi questo permetterebbe una maggiore coesione economica e fungerebbe da stimolo per l'intera economia, oltre a risparmiare all'ambiente tanta CO2 prodotta dai trasporti.
  3. Infine nel nostro paese Italia occorrerebbe una riflessione molto approfondita. Oggi ci si scorda che l'Italia ormai da anni ha una crescita del PIL sotto la media UE, questo significa che il nostro paese è fuori da tanti settori economici startegici avendo un tessuto industriale basato su produzioni non tecnologicamente all'avanguardia. Questo momento di crisi può essere l'occasione per riconvertire parte del sistema industriale puntando sull'ambiente. L'Italia mediterranea potrebbe essere la fabbrica del sole e del vento dell'Europa, avendo una disponibilità molto forte di queste due materie naturali. Il tema energia in Italia può davvero divenire quel volano che ci permetterà di uscire dalla crisi e di prendere il volo. Anche qui in Italia occorrerà comunque ripensare il nostro modello di sviluppo e prepararci agli ingenti costi che dovremmo affrontare per non aver tenuto conto seriamente del conto che ci avrebbe presentato l'ambiente. Ad esempio a causa della pioggia forte dello scorso mese, un tratto della Salerno-Reggio Calabria è stato ricoperto da uno smottamento e vari pezzi autostradali sono stati chiusi. Anni fa quando si era costruita l'autostrada sventrando colline e colline, non si pensava che a lungo andare, questa cosa avrebbe causato problemi e oggi presenta il conto. Oppure l'allagamento di Roma, dovuto anche qui a un uso troppo intenso del suolo, che in questo modo a causa di piogge forti non fa filtrare l'acqua nel terreno trasposrtandola per kilometri quando le fogne si intasano. E così via dicendo si potrebbero fare molti altri esempi.
Sono ovviamente idee molto forti che vanno poi confrontate con le condizioni reali e le neccesità presenti nella nostra società, però una riflessione sul tema ambientale credo debba essere messa all'ordine del giorno in molti tavoli.

giovedì 19 febbraio 2009

LA TUTELA DELLA VITA VA ASSUNTA NELLA SUA INTEREZZA

Su segnalazione di un'amica, pubblico l'interessante editoriale di Famiglia Cristiana su alcuni temi di attualità che ho anche in parte affrontato in qualche mio post.

Anche i cattolici si sono distinti per l'incoerenza morale tra i banchi del Parlamento. La dottrina della Chiesa non è un supermercato dove attingere quel che più aggrada.

Il soffio ringhioso di una politica miope e xenofoba, che spira nelle osterie padane, è stato sdoganato nell’aula del Senato della Repubblica. E dire che Beppe Pisanu, ex ministro dell’Interno con la schiena dritta, aveva messo in guardia circa quella brama di menare le mani, già colpevole attorno ai tavoli del bar.

Nessuno ha colto il suo grido d’allarme e l’Italia precipita, unico Paese occidentale, verso il baratro di leggi razziali, con medici invitati a fare la spia e denunciare i clandestini (col rischio che qualcuno muoia per strada o diffonda epidemie), cittadini che si organizzano in associazioni paramilitari, al pari dei "Bravi" di don Rodrigo, registri per i barboni, prigionieri virtuali solo perché poveri estremi, permesso di soggiorno a punti e costosissimo.

La "cattiveria", invocata dal ministro Maroni, è diventata politica di Governo, trasformata in legge. Così, questo Paese, già abbastanza "cattivo" con i più deboli, lo diventerà ancora di più: si è varcato il limite che distingue il rigore della legge dall’accanimento persecutorio. Il ricatto della Lega, di cui sono succubi maggioranza e presidente del Consiglio, mette a rischio lo Stato di diritto. La fantasia del "cattivismo" padano fa strame dei diritti di uomini, donne e bambini venuti nel nostro Paese in fuga da fame, guerre, carestie, in attesa di un permesso di soggiorno (a margine: che credibilità ha il progetto di un’Italia federalista in mano alla Lega?).

Eppure, nessuna indignazione da parte dei cattolici della maggioranza, nessun sussulto di dignità in nome del Vangelo: peccano di omissione e continuano a ingoiare "rospi" padani senza battere ciglio, ignari della dottrina sociale della Chiesa. La sicurezza è solo un alibi per norme inutili e dannose, per scaricare il malessere del Paese sugli immigrati, capro espiatorio della crisi.

Il circo politico ha dato prova, nei giorni scorsi, di manifesta incoerenza morale. Una parte si batte, giustamente, per Eluana ma, al tempo stesso, approva agghiaccianti leggi discriminatorie. L’altra si batte per gli immigrati, ma promuove una cultura di morte. La tutela della vita e della dignità di ogni essere umano va assunta nella sua interezza, così come la dottrina sociale della Chiesa vale per la vita nascente, per quella che si spegne o si vuole spegnere, ma anche per gli immigrati, i barboni e tutti i poveracci ai margini della società.

L’ignobile "cattivismo" leghista ha fatto scattare la maggioranza sull’attenti e oggi il Paese adotta un diritto speciale (indegno di una democrazia) che discrimina tra cittadini (gli italiani) e non-cittadini (gli extracomunitari). La Chiesa non ci sta; gli Ordini dei medici protestano e fanno sapere che non faranno i delatori; la Polizia, delegittimata, non accetta il Far west delle ronde e della giustizia "fai da te": «Quel provvedimento», dicono, «rischia di legittimare azioni incontrollabili di squadracce di esaltati».

La Lega, invece, esulta. Finalmente, il "bastone padano", evocato da Borghezio nel 1999, oggi è strumento d’ordine autorizzato dal Parlamento. Allora in molti sorridevano e liquidavano i desideri dei "volontari verdi" come chiacchiere. Appunto, da osteria. Le cose, purtroppo, sono andate diversamente.

L’Italia più che di cattiveria ha bisogno di serietà e leggi giuste per affrontare la grave crisi economica, che è il vero problema delle famiglie. Altro che implementare il "fondo rimpatri" per stranieri! Presentando il "Fondo famiglia lavoro", il cardinale Tettamanzi ha detto: «La solidarietà si realizza attraverso il rifiuto di qualsiasi discriminazione».

giovedì 15 gennaio 2009

GUARDANDO ALL'ANNO PASSATO: ETICA E LIBERTA'

E’ iniziato da poco il nuovo anno e viene quasi spontaneo per tutti fermarsi a riflettere su ciò che è stato l’anno appena concluso. E guardando ai fatti politici credo che la parte del padrone l’abbian fatta due valori: etica e libertà. Già, se proviamo a pensare e a leggere la società di oggi, questi due valori appaiono quanto meno offuscati, se non in alcuni tratti completamente spariti. L’etica oggi ormai è qualcosa rimasto in fondo al nostro cassetto, pieno di tanto altro (per lo più cianfrusaglie) che pongono in secondo piano questo aspetto della vita politica e sociale di ogni essere umano. Penso alle tante situazioni in cui chi afferma un principio etico, viene spesso messo all’angolo come colui che sta delirando o che comunque capisce poco o niente. Pensiamo ai recenti fatti che hanno visto nella nostra Milano il card. Tettamanzi affermare un principio etico (quello della libertà religiosa e di culto) e al contempo vedersi reazioni molto forti da parte di alcuni esponenti politici che, strumentalizzando le sue parole, stanno contribuendo alla deriva etica del nostro paese. Oppure quando il nostro Presidente del Consiglio, indipendentemente da chi ricopra oggi quella carica, è stato fotografato e intervistato all’entrata del privè di una nota discoteca milanese con due accompagnatrici russe con cui ha passato delle ore, come da lui dichiarato, in atteggiamenti poco consoni a ciascun uomo. Di fronte a questo fatto non c’è stata nessuna reazione (o comunque troppo poche per un paese civile) davanti al disfacimento sotto gli occhi di tutti del valore della famiglia da parte di un’alta carica dello Stato. E anche qui l’etica dov’è finita? Nessuno ha il diritto di dire a una persona come si deve comportare nella sua vita privata, ma colui che ricopre una carica istituzionale ha il dovere di comportarsi, per l’appunto, in maniera etica. L’altro valore invece che mi sembra andare svanendo è quello della libertà. Un esempio, sotto gli occhi di tutti, è quello del decreto Brunetta sui dipendenti pubblici. Quello che è stato uno dei provvedimenti più popolari del governo in realtà è un insulto alla libertà. Pochissimi, pur condividendolo appieno e non perdendo occasione di elogiarlo, conoscono nel dettaglio il decreto. Il passo a mio giudizio peggiore è il provvedimento sulla trattenuta dello stipendio per i primi 10 giorni di malattia. Pensate che questo non abbia nulla a che vedere con la libertà? Certo non costituisce il cuore del valore della libertà, ma messo accanto a tanti altri pezzettini che stanno via via emergendo, come la tassa sul permesso di soggiorno, oppure la creazione nelle scuole di classi separate per gli immigrati, oppure i provvedimenti economici presi nella maggior parte a favore della classe più abbiente senza tener conto degli effetti redistributivi, senza contare temi che ci portiamo dietro da anni come il tema dell’informazione (comprese televisioni), oppure la creazione di partiti nati sul predellino di una macchina e via dicendo. Nessuna di queste cose, se prese da sole, sembrano centrare con il valore della libertà, ma forse vedendole insieme e non ponendoci mai il problema sul mantenimento della libertà democratica, conquistata anni fa con il sacrificio dei nostri avi. Ecco, queste due parole, etica e libertà sono gli elementi che sembrano faticare ad affermarsi nella società odierna, messi nell’angolo da quello che sembra sempre più dilagare, e cioè l’individualismo estremo sempre e comunque in ogni situazione e luogo.

giovedì 6 novembre 2008

GRAZIE AMERICA

Che bello!



Bello vedere così tanta gente andare a votare. Le code fanno sono talmente lunghe da girare più volte gli angoli delle strade. Tutti in fila. In tanti, in silenzio, aspettano anche un paio d’ore e ordinatamente vanno a scegliere il loro presidente.





Bello sentire le parole di John McCain pronunciate dopo la sua sconfitta: “Invito tutti gli americani che mi hanno sostenuto a unirsi a me non solo nel congratularsi con Obama ma nell'offrire al prossimo presidente la nostra buona volontà e il più grande sforzo per unirci. Quali che siano le nostre differenze, siamo tutti americani”.






Bello vedere il reverendo Jesse Jackson e tanti altri come lui emozionarsi e piangere davanti a un evento politico.








Bello sapere che oggi le parole speranza e cambiamento hanno ancora senso e che un vento forte potrebbe portarle fin qui in Italia.








Bello vedere in Kenya un popolo gioire da lontano, ma vivere da vicino l’elezione del presidente degli Stati Uniti d’America.









Bello sapere che un’opportunità nella vita ci può essere anche per i più sfortunati e disagiati. Un’opportunità vera e piena di arrivare dove si vuole.







Bello veder sventolare al discorso celebrativo della vittoria del nuovo presidente solo bandiere degli Stati Uniti d’America.







Grazie America per aver consegnato il tuo futuro a un nero 47enne. Grazie Barack per averci fatto sognare.

venerdì 24 ottobre 2008

RISCHIO DEFICIT DEMOCRATICO

Riporto l'editoriale di Carlo Bastasin apparso su Il Sole 24ore di mercoledì 22 ottobre. E' un'analisi sulle decisioni prese in Europa e in Italia non tanto per quanto riguarda il loro merito, ma il metodo. A voi la lettura e i commenti.

"Il ritorno in auge della politica sembra inarrestabile e in questa prospettiva la settimana passata rimarrà memorabile per i Governi europei. Il premier britannico Gordon Brown, un cadavere politico fino a dieci giorni fa, è diventato nella pubblicistica anglosassone "il salvatore dell'universo". Nicolas Sarkozy ha rivelato risorse di leadership tramutando in un successo gli iniziali fallimenti nel coordinamento europeo.Il presidente francese e Silvio Berlusconi hanno superato il 60% dei consensi, un livello che il premier italiano ha definito «quasi imbarazzante» in democrazia. Angela Merkel ha ottenuto, come accadeva ai sovrani, sia la gratitudine dei banchieri tedeschi sia la loro umiliazione e quindi il consenso nell'opinione pubblica.
Nella facciata rassicurante dei Governi che fanno barriera alla crisi c'è tuttavia una crepa. In tutte le risposte pubbliche c'è stata una notevole dimostrazione di leadership, ma un'altrettanto notevole assenza di confronto democratico. I Parlamenti sono stati irrilevanti, il dibattito su cause e rimedi è rimasto schiacciato sotto la retorica millenarista della fine del mondo. L'opinione pubblica non sembra però avere dubbi, non c'è preoccupazione per la sbrigatività delle procedure parlamentari. La paura del crollo epocale del sistema ha offerto una base di legittimazione irrazionale in cui ciò che disperde la paura non è frutto del faticoso e fallibile negoziato umano, ma di una necessità storica. Così nei sondaggi la leadership è premiata a costo di sacrificare, quasi di buon grado, la democrazia.
E di sacrificio di democrazia si è certamente trattato. Negli Stati Uniti il Congresso, che aveva bocciato il primo piano Paulson, è stato costretto a rivotarlo e a rinnegare se stesso. «Non c'è alternativa» aveva spiegato Bush. Invece l'alternativa c'era: solo una settimana dopo Paulson aveva dovuto ritirare il piano e sostituirlo con uno migliore e copiato dagli europei. Più di chiunque altro era stato John McCain a esemplificare l'inconciliabilità tra crisi e democrazia, proponendo di sospendere la campagna presidenziale americana finché il crollo di Wall Street non fosse finito. In Germania una procedura di approvazione parlamentare che sarebbe durata quattro mesi è stata sbrigata in una settimana con votazioni che al Bundesrat sono state prive anche di un solo voto di dissenso. In Germania e Francia la dialettica politica si è spostata così fuori dal Parlamento e inevitabilmente ha assunto connotati populistici; si discute non del miglior modello di salvataggio dell'economia, ma di quali punizioni infliggere ai banchieri per placare l'irritazione popolare. In Italia la denuncia dell'opposizione del rischio di regime è parsa rituale, le proteste sull'assenza di un dibattito parlamentare sono sembrate d'intralcio anche perché il dibattito mancato sui contenuti è stato sovrastato dalle retoriche sulla fine del capitalismo. Perfino la voce degli economisti, titolati a discutere le diagnosi, è ripudiata. Sappiamo tutti quale sia la giustificazione: quando una casa brucia, l'incendio va spento. Le analogie con le guerre e le catastrofi naturali sono giunte spontanee: l'emergenza era troppo grave per perdere tempo a discutere di alternative. Gli interventi inoltre erano «esorbitanti» anche per la loro dimensione: estranei alle orbite normali dei bilanci parlamentari. Le risorse mobilitate dai Governi dovevano intimidire i mercati, facevano capo ai contribuenti-elettori ma hanno finito per rafforzare il ruolo pubblico dei capi di governo, in un collasso dello Stato dentro al potere esecutivo.
Ma possiamo davvero permetterci di rinunciare a discutere nel merito quello che sta avvenendo? No per alcune ragioni:
1. Il principio delle decisioni d'autorità rischia di evolversi da metodo a sostanza della politica. Non sono in fondo le ricette che emergono dalla crisi - la statalizzazione delle banche, la protezione degli assetti proprietari dei campioni nazionali, la distribuzione di sussidi pubblici - una forma di concentrazione del potere, in una misura di cui non si aveva memoria da decenni? Ieri Sarkozy ha proposto la creazione di fondi sovrani nazionali, una soluzione molto meno accettabile di quella di Giulio Tremonti di un fondo "sovrano" europeo e che finirà per creare conflitti tra Paesi della Ue. «Ognuno torni davanti alla propria porta di casa» chiede il ministro delle Finanze tedesco e nel farlo rivela la contraddizione: nel momento in cui i Governi europei sentono la necessità di un coordinamento globale – una nuova Bretton Woods – riaffermano la logica della sovranità esclusiva, condannando al fallimento lo sforzo di governare la globalizzazione.
2. L'affermazione di leadership raccoglie molto consenso quando le cose - per capacità o per fortuna - vanno bene e gli eventi della scorsa settimana ne sono testimonianza, benché se la crisi sarà riassorbita i mercati e la politica torneranno a disciplinarsi vicendevolmente rendendo inutile l'esercizio di autorità. Ma che cosa succede se l'allentamento delle procedure democratiche coinciderà con fasi infelici della società? I prossimi due anni saranno di recessione economica, renderanno una moltitudine di imprese e individui dipendenti dall'aiuto dello Stato. In Paesi come l'Italia è prevedibile che il debito pubblico torni ad aumentare. Tornerà la pressione dei mercati che finanziano il debito e la tentazione di isolarsene d'autorità. La contrapposizione tra interessi nazionali e vincoli esterni si farà più grave.
3. Un problema della globalizzazione è di aver fallito in uno dei suoi aspetti più interessanti: l'espansione del benessere attraverso strumenti finanziari che consentivano anche a famiglie povere di diventare proprietarie della loro abitazione. Il problema della distribuzione del reddito – che presuppone meccanismi di decisione democratici a maggioranza – e l'obiettivo di una certa uguaglianza, sono decisivi nel garantire consenso all'apertura delle frontiere e d'ora in poi non potranno non essere affrontati da chi vuole discutere di mercati globali.
Una politica di concentrazione di potere nelle mani degli Esecutivi mal tollera il laborioso processo di condivisione delle decisioni: l'arbitrio si scontra con regole comuni. Ma poiché quasi tutti i problemi che ci affliggono – dalle crisi finanziarie alle condizioni dell'ambiente, dalla recessione agli sviluppi demografici – non sono governabili su scala nazionale, la retorica autocratica rischia di distanziarsi dalla soluzione dei problemi e il meccanismo dell'emergenza finisce inevitabilmente per diventare uno stato permanente, aggravando il problema democratico. Ora che si affronta il tema di riscrivere le regole globali dell'economia, i temi della democrazia e dell'integrazione politica non dovrebbero rimanere ai margini."

venerdì 12 settembre 2008

FEDERALISMO: LO STATO DELL'ARTE


Tratto oggi un argomento che è presente nell’agenda politica del nostro paese ormai da qualche mese: il federalismo. Volevo cominciare descrivendo quella che è la storia del processo federalista in Italia. Il nostro paese ha intrapreso la strada del federalismo nel 1997 quando l’allora governo Prodi aprì in Italia la stagione delle riforme per il federalismo, dapprima fiscale e successivamente delegando funzioni alle regioni. Come si può vedere dal grafico qui sopra, con l’introduzione dell’Irap, sempre più soldi dei contribuenti sono rimasti nella regione di residenza creando di fatto un federalismo fiscale molto forte. Nel 2007, prima dell’abolizione dell’ICI (manovra che fa fare un passo indietro all’Italia su questa questione), circa il 60% delle tasse complessivamente versate dal contribuente all’erario sono rimaste sul proprio territorio senza passare da Roma. Questi passaggi di tipo fiscale sono stati accompagnati da una riforma della carta costituzionale che ha ridisegnato la divisione delle competenze tra stato e regioni. Il dato dei contenziosi tra queste due entità, in aumento dopo la riforma costituzionale del 2001 (qui l’ultimo rapporto del Senato), segnala però come questo passaggio sia stato a tratti confusionario e non frutto di un ripensamento davvero serio e completo dello stato e delle sue funzioni. Inoltre si è avuta in alcuni casi una moltiplicazione degli uffici con conseguente sperpero di denaro pubblico. Infatti, se a livello locale la spesa è stata razionalizzata e sugli enti locali sono gravati tutti i “buchi” della delega delle competenze, a livello centrale, nonostante l’ipotetico sgravio di lavoro, non è stato attuato nessun progetto di ridimensionamento degli uffici e dell’attività della pubblica amministrazione. Sono state soprattutto la sanità e una parte del welfare le materie in cui vi è stata una delega forte. La prima è stata trasferita alle regioni, mentre la seconda è stata decentrata, nei fatti, soprattutto ai comuni. Per quanto riguarda la sanità, le regioni sono completamente responsabili dei propri bilanci sanitari ricevendo dal centro parte delle risorse finanziarie necessarie. Ogni regione si organizza come più ritiene opportuno e risponde anche degli eventuali debiti accumulati nella gestione. In questa materia è quindi corrisposto un passaggio di risorse e competenze contemporaneamente portando a un miglioramento di alcuni servizi. Basti notare che da quando è avvenuto il trasferimento, è ad esempio aumentato il numero di nuovi ospedali in costruzione. Per quanto riguarda invece il welfare, le cose non sono andate nel migliore dei modi. Tanti bilanci degli enti locali vedono le proprie risorse assorbite dall’assistenza sociale che rimane spesso a carico dei comuni in maniera preponderante. Con il passaggio di competenze, in questo caso, non si è avuto un adeguato passaggio di risorse creando in questi anni un problema di generale indebitamento degli enti locali. Secondo uno studio di Dexia del giugno scorso, gli enti locali, pur rispettando tutti i vincoli di bilancio imposti dalle varie finanziarie, hanno accumulato un debito che, se non preoccupante, quanto meno deve far riflettere su come procedere sulla strada del federalismo. Concludo citando quelle regioni a statuto speciale dove il federalismo è già una realtà. In queste regioni il decentramento di funzioni ha dato risultati positivi poiché vi è un forte trasferimento di risorse da parte dello stato. Con il federalismo queste regioni dovranno rinunciare a tanti privilegi avuti in questi decenni e dovranno essere equiparate alle altre regioni. Questo rappresenterà sicuramente un freno alle riforme federaliste e il freno potrebbe arrivare proprio da quel nord che ha consacrato la vittoria di Bossi-Berlusconi: è soprattutto il nord (qui 3 regioni su 7 godono di questi privilegi) che potrebbe fermare le voglie leghiste.

domenica 31 agosto 2008

TERMOLI: LA SOCIETA' NEL CAOS TOTALE


Dopo la pausa estiva, voglio dedicare il mio primo post a un avvenimento che mi ha molto colpito ma non sorpreso: l’aggressione da parte dei vigili urbani del comune di Termoli a un ambulante abusivo proveniente dal Bangadlesh. Non voglio certamente mettere in discussione la regolarità del fermo della persona oggetto dell’accanimento insensato, perché certamente svolgeva un’attività in modo irregolare in un luogo non adatto (bisognerebbe poi chiedersi come mai queste persone si riducono a svolgere queste attività… ma questo è tutto un altro discorso). I vigili – tre per la precisione e tutti uomini certamente non dalla esile figura – possedevano quindi gli estremi per procedere all’arresto, ma vorrei andare un po’ oltre. Quello raccontato dai testimoni è solo uno dei tanti episodi di uso della forza sproporzionato rispetto alle effettive necessità. Inoltre non è un fatto isolato a Termoli, ma anche in altre città sotto gli occhi di tutti si assiste al dilagare di pratiche da parte delle forze dell’ordine poco rispettose della dignità e dell’essere umano. Forze dell’ordine che in questo periodo in Italia sono rinvigorite da un’opinione pubblica che vede nel metodo coercitivo e dell’uso della forza sempre e comunque il metodo unico per risolvere i conflitti, senza andare a studiare a fondo i problemi rimanendo nella superficialità delle questioni. Manca totalmente in questo momento il rispetto verso l’Uomo. Il riconoscimento che chi abbiamo di fronte è innanzitutto un essere vivente come noi, che va rispettato in ogni situazione. E la domanda che mi assedia dopo aver visto le immagini del triste e disdicevole accaduto è: cosa spinge tre uomini grandi e grossi a trascinare sull’asfalto un uomo e trasportarlo alla centrale operativa nel bagagliaio dell’auto di servizio? Perché considerare un ambulante abusivo alla stregua di un animale? Dove è finito il rispetto per la dignità dell’Uomo? E infine, chi ha la responsabilità di quello che è successo? Non nascondiamoci dietro al fatto che quello che è successo è la conseguenza del dilagare culturale frutto del pensiero di una certa politica di alcuni partiti. Occorre ritrovare l’importanza dell’individualità della persona sancita nella costituzione e riaffermala con forza. L’articolo 2 dice: “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.” Interessante vedere come non si parli ancora di cittadini, come succede dall’articolo 3 in avanti, ma vi è questa premessa che mette innanzitutto la persona, indipendentemente da qualsiasi formalità giuridica, sullo stesso piano di chiunque altro senza distinzioni di razza, pensiero e orientamento politico. E noi siamo capaci di viverlo nella realtà quotidiana questo articolo della costituzione? Le forze dell’ordine, che sono da esempio per grandi e piccini, sono ligie al dettato costituzionale? Purtroppo come possiamo constatare da più parti questo non avviene e la società in cui viviamo non è nient’altro che un caos totale di valori e riferimenti politici (inteso in senso ampio). Spetta a ciascuno di noi nel suo piccolo tenere salda la barra sulla via tracciata sapientemente dai nostri padri costituzionali.

mercoledì 4 giugno 2008

LA POLITICA DELLA PAURA RITORNA IN ITALIA

Vi offro uno spunto, segnalatomi da un lavoratore italiano a Londra, su come viene percepita l'attuale situazione politica italiana in Gran Bretagna. Purtroppo non sono riuscito a trovare una traduzione in italiano...
Buona lettura

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giovedì 1 maggio 2008

ANALISI VOTO

Con lo scorso week-end si sono concluse in tutta Italia le operazioni di voto. Voto che ha portato il nostro paese su uno scenario decisamente diverso rispetto a quello a cui siamo stati abituati negli ultimi anni. In particolare il capovolgimento delle coalizioni alla guida del paese e della nostra capitale sono destinate a lasciare un segno deciso nell’arena politica. Tra le tante riflessioni che sono scaturite da questo voto, ma anche e soprattutto dalla campagna elettorale vissuta che (come dice sempre il mio amico Carlo) è un’occasione per incontrare tante persone e conoscere le diverse storie che sono la vita e la storia della nostra città, vi propongo 3 punti da focalizzare e da discutere e scoprire insieme. Il primo meramente di carattere politico con il nuovo scenario delineato in Parlamento, gli altri due più di carattere socio-politico. Andiamo con ordine:
  • Di certo occorre partire dal risultato avuto dal Partito Democratico. Per la prima volta sulla scheda elettorale, Il PD ha saputo raccogliere poco più del 33% dei voti diventando il primo vero partito d’Italia. Solo Il PDL ha raccolto di più, ma per il momento si tratta di un cartello elettorale che comprende più partiti (Forza Italia, Alleanza Nazionale, DC di Rotondi, Mussolini, parte dei Radicali con Capezzone, …). La sconfitta, quindi, c’è stata, ma accompagnata da un buon risultato. Le urne hanno poi restituito all’Italia un quadro politico estremamente semplificato. Questo si è avuto grazie alla creazione del Partito Democratico, che con la sua nascita ha segnato un momento di cambiamento rispetto al passato. Infatti a domino, quasi tutti i partiti hanno fatto piccole o grandi rivoluzioni dentro di sé, tutte volte all’aggregazione e alla “soppressione” dei piccoli partiti a forte stampo personalistico. Quindi il Partito Democratico ha raggiunto uno degli obiettivi che si era prefissato alla sua nascita: la semplificazione politica. Il PD ha avuto il suo battessimo non riuscendo a sfondare e avendo ancora tanti punti da migliorare e affinare, però per un partito che si prefigge una vita di decenni, questo è solo il primo passo di una lunga storia. Occorre preparare bene le fondamenta per riuscire a raggiungere quella vocazione maggioritaria tanto desiderata all’interno del partito. Per fare questo occorre non perdere mai il contatto con le persone, sia quelle che hanno affollato le piazze in questa campagna elettorale, sia quelle più scettiche che sono rimaste a casa e magari non si sono recate troppo convinte alle urne per esprimere il loro voto.

  • La seconda considerazione è più di carattere sociale e riguarda l’identità. Osservando il comportamento dell’elettorato di questi ultimi anni, il tema dell’identità è centrale nell’espressione di voto. Siamo ormai in un’epoca in cui le ideologie vengono meno e non c’è più una relazione stabile e un senso di appartenenza a un partito che crediamo più ci rappresenti e che siamo disposti a votarlo sempre e in ogni caso (fatta eccezione per la parte di popolazione “attiva” in politica). Si pone dunque a ogni tornata elettorale il tema dell’identità: io chi sono e chi mi rappresenta meglio? Il risultato molto positivo della Lega risiede nel profondo in questo. Viviamo un momento in cui i flussi migratori esteri sono all’apice nel nostro paese e allo stesso tempo regna una forte sfiducia nel futuro dovuta al venir meno di forti sicurezze costruite negli anni in Italia da un welfare state molto forte e, in un qualche modo, protezionistico nei confronti della popolazione. Ci si sente più vulnerabili e impotenti di fronte agli accadimenti che succedono nel mondo e si ripercuotono poi nella nostra vita quotidiana. A questo si aggiunge un forte materialismo e individualismo che spacca la società in tanti piccoli pezzi creando tante piccole isole, in cui ci sembra di trovare la tranquillità, ma in realtà isolandoci sempre più troviamo l’inquietudine della solitudine e ogni cosa “altra da me” diventa una minaccia da attaccare sempre e in ogni caso ancor prima di guardarla nella sua interezza. Allora chi mi identifica? Mi identifica colui che appare forte e che è disposto a imbracciare i fucili per difendermi, portando la società a un imbarbarimento tremendo e pericoloso. La Lega ha intercettato coloro che, venendo meno l’ideologia di riferimento (penso a coloro che votavano i partiti di ispirazione comunista), hanno cercato quelli che sembra possano difendere il proprio interesse personale di cittadino e non l’interesse dello stato all’interno del quale io cittadino vivo. Manca quindi un’identità collettiva di appartenenza allo stato italiano, che in questi ultimi decenni non ha saputo svolgere il so compito istituzionale fino in fondo. A parte nei comuni dove i servizi sono migliorati grazie alle tante amministrazioni (di tutti i colori) succedutesi in questi anni, a livello provinciale, regionale e statale le riforme da fare sono tante. E da qui passa il ritrovamento dell’appartenere a una nazione che si tramuta in stato per mettersi al servizio del cittadino mettendo in atto tutte le politiche necessarie a far sì che ciascuno possa vivere al meglio la propria città e all’interno di essa ricercare la propria felicità.

  • Terza e ultima considerazione riguarda lo strumento del web che in questa campagna elettorale ha preso molto piede segnando una svolta. Il PD in particolare ha saputo sfruttare molto le nuove tecnologie costruendo un sito dove trovavano posto blog e tv digitale. Una vera piattaforma informatica che rappresenta oggi un’avanguardia in Italia. Questa novità rappresenta soprattutto un cambiamento nel modo di porsi davanti alle notizie. Siamo abituati alla televisione dove le notizie ci vengono emanate una dietro all’altra, trovandoci in uno stato passivo di fronte a essa. Ormai il più delle volte quando si ascolta la televisione, senza accorgersene, non pensiamo con mente critica alla notizia che ci viene propinata, ma la ascoltiamo e immagazziniamo direttamente nel nostro cervello automaticamente. Internet invece inverte questo modo di porsi davanti all’informazione. Noi dobbiamo essere attivi e cercare l’informazione che ci interessa e allo stesso tempo abbiamo la possibilità in pochissimo tempo di consultare più fonti sulla vicenda e confrontare le varie versioni fra di loro. Insomma una vera rivoluzione nell’informazione e nel modo quindi di fare politica. Non esiste più un filtro dettato dal giornalista di turno, ma tutte le informazioni le troviamo al loro stato puro e a qualsivoglia ora del giorno e del notte. Questo può far sviluppare di nuovo la capacità di analisi critica in noi, che vediamo troppo spesso (senza accorgercene – e questo è il dramma!) travolta da modelli di consumo e di pensiero della televisione.
Ecco, queste sono parte delle riflessioni scaturite leggendo la società e la vita delle persone dopo il risultato di queste votazioni. Rimangono tante altre cose, come l’incidenza del percorso dell’unione europea, il significato di cittadinanza oggi, il concetto di città, la sfiducia nella politica e via dicendo. Con alcuni di voi ho già avuto modo di avere uno scambio su alcuni pensieri, mentre agli altri ricordo che possono lasciare commenti qui sotto. Spero di non avervi annoiato troppo con le mie elucubrazioni che aspettano un feedback e un confronto con voi. Alla prossima!
Andrea

venerdì 11 aprile 2008

ANALISI CAMPAGNA ELETTORALE: VOGLIA DI FUTURO!


Ormai ci siamo: 2 giorni e l’Italia sceglierà il proprio futuro! Sono appena stato a Milano alla chiusura della campagna elettorale del Partito Democratico. Inutile dire che ero stra-entusiasta e stra-emozionato dopo aver sentito le parole prima di Matteo Colannino e poi di Walter Veltroni. E ancora di più, ero sorpreso per la quantità di persone presenti in piazza Duomo, in particolar modo i giovani. Analizzavo, tornando a casa, questa campagna elettorale. Unico elemento distintivo rispetto al passato è stato il Partito Democratico, non per il nome ma per quelle 3 cose che ha inserito nel panorama e sistema politico in appena 6 mesi di vita (perché questa è l’età di questo partito).
Innanzitutto guarda al futuro politico del nostro paese. Per la prima volta in Italia si è dato vita a un partito che ha voglia di guardare al domani e non all’oggi o a ieri. Un partito che è nato non su basi ideologiche, ma su basi ideali, cioè sui sogni comuni delle persone. Ha riunito in sé la cultura cattolica, la cultura ex-comunista e la cultura democratica, quella che appartiene a noi giovani che non abbiamo vissuto l’epoca del muro di Berlino e non abbiamo mai vissuto la contrapposizione comunismo-cristianesimo, cosa che spesso tanti di noi non riescono nemmeno a capire. Per questo è un partito nuovo, fatto di tante singole persone che grazie al loro apporto ideale superano la storia uscendo dallo schema in cui ha vissuto la politica dal dopoguerra a oggi e si immettono su un orizzonte talmente nuovo che tanti non arrivano neppure a concepire.
Poi Walter Veltroni ha riportato la calma e la serenità nel confronto politico. Mai una parola contro un altro candidato, mai un attacco a qualsiasi persona, mai un commento critico verso le istituzioni e quando dalle 100 e più folle radunate davanti a lui partiva qualche fischio, il richiamo di Veltroni non si faceva attendere neanche 2 secondi per riportare il clima all’ascolto e al silenzio. Era ora che l’Italia riacquistasse questa dignità e il gioco della politica rientrasse in quelle regole che in ogni altra parte del mondo civilizzato appaiono normali ma che in Italia, ancora una volta, faticano a prendere piede ancora oggi. La stampa estera ci deride quando qualche politico attacca le istituzioni stesse oppure critica in maniera scurrile e con odio gli avversari. Questa è l’immagine dell’Italia poi trasmessa all’estero. E fare una campagna elettorale con toni calmi e pacati non può fare che bene al nostro sistema politico e allo sviluppo culturale stesso delle nostre comunità.
Terza realtà che il Partito Democratico ha già inserito nel panorama politico è il suo saper aggregare. Alcuni leader hanno messo in evidenza come all’interno del PD coesistano operai e imprenditori. Cosa strana, difficile e anch’essa nuova. Segno però che la nostra società si evolve e che siamo chiamati a rivedere i paradigmi etichettatati fin troppo tempo fa. Oggi se vogliamo crescita economica occorre che ciascuno metta in campo le sue energie migliori e tutti devono farlo. Il PIL è la somma di tanti numeri piccolissimi che sono il frutto del lavoro di ciascun uomo. Se vogliamo che il PIL aumenti e l’Italia cresca occorre che tutti, nessuno escluso, faccia la sua parte. Per questo non esistono contrapposizioni, ma un obiettivo comune che unisce. Siamo stati abituati alla divisione da anni e oggi ci appare strano trovare un partito che attinga dalla cosiddetta società civile tanti dei suoi candidati (spesso messi come capilista) e magari apparentemente in contraddizione fra loro. Ma a questo oggi la politica è chiamata. A unire e non a dividere.
Mi spiace constatare queste cose, che per il momento hanno preso piede solamente nel Partito Democratico, nel 2008. Quelle che a noi oggi appaiono conquiste di una parte della politica (una grossa fetta rimane esclusa), nel resto d’Europa questa è la quotidianità. Abbiamo tanta strada da recuperare e portare a casa questo risultato dalla campagna elettorale è già un grosso passo che il Partito Democratico ha fatto fare all’Italia. Comunque vada domenica e lunedì, l’Italia dalla nascita del Partito Democratico ha solamente guadagnato tante cose. La speranza è quella che, indipendentemente dal voto, queste piccole conquiste italiane attecchiscano nel nostro intero sistema politico. Certo una vittoria del PD aiuterebbe questo processo… il 14 ottobre è nato, il 14 aprile sarà battezzato. E con questo spero ritorni la voglia di futuro in un’Italia che ha tante energie da liberare!

domenica 2 marzo 2008

CONTI PUBBLICI: GIUSTA STRADA, ORA CORRERE!


Se c’è una cosa che il governo uscente ha fatto molto bene è stato il riordino di uno dei fondamentali di uno stato moderno: il riordino dei conti pubblici. La guida del ministero dell’Economia e delle Finanze da parte di Tommaso Padoa Schioppa con i suoi due viceministri Pinza e Visco è stata ottimale. Un percorso riconosciuto anche dall’Unione Europea, che svincolata da qualsiasi ingerenza politica ha saputo giudicare nel miglior modo obiettivamente possibile i risultati. Nonostante il parere positivo però il suo giudizio è stato come sempre tagliente e realistico usando una metafora: “L’Italia è uscita dalla terapia intensiva e ora è in corsia”. Frase breve ma quantomeno efficace dalla quale si evincono essenzialmente tre cose: l’Italia era in fin di vita fino a poco tempo fa; l’Italia grazie alle cure dei suoi medici è uscita dalla fase più critica; l’Italia è ancora oggi malata. Una sequenza che fa allo stesso tempo onore all’Italia, ma crea anche imbarazzo per lo stato attuale dei conti pubblici. Non dimentichiamoci che abbiamo il debito pubblico più grosso in valori assoluti tra i paesi UE. Ma la strada imboccata dal nostro dimissionario superministro si è rivelata giusta ed efficace. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Padoa Schioppa lascia in eredità uno dei migliori bilanci statali che i governi hanno trovato al loro insediamento. Basta segnalare l’inversione di tendenza del deficit che è tornato a diminuire (significa che tra pochi anni, se continuiamo su questa strada, l’Italia non accumulerà più debito: durante l’anno le sue entrate copriranno tutte le uscite senza bisogno di indebitarsi sempre un pochino per coprire tutte le spese storicamente maggiori delle entrate); la lotta all’evasione (qui basta citare la punta dell’iceberg ovvero i casi mediatici: Valentino Rossi, la Bell, Leonardo del Vecchio e Van Basten i quali da soli hanno portato nelle casse dell’erario quasi 200 milioni di euro, ma non scordiamoci tutti i signori Rossi in questi mesi pizzicati dal fisco) e infine è stata iniziata una riorganizzazione del bilancio statale che ponga fine al circolo vizioso della spesa pubblica attraverso nuovi metodi e sistemi, molti dei quali segnalati dal libro verde uscito lo scorso settembre sul controllo e possibili tagli sulla spesa pubblica.
Ecco, questo è il passato. Questa è la storia recente della finanza pubblica in micropillole. Ora che andiamo a votare dobbiamo invece guardare al futuro. Il sentiero imboccato è quello giusto e non va certamente abbandonato. Ora c’è anche la possibilità di usare i frutti di questa pianta risanata in pochi mesi. Frutti che devo essere utilizzati e “dati” alle fasce più deboli, oggi sempre di più. L’importante è non abbandonare il sentiero e ricordarsi che siamo sempre degli ammalati. Non per questo, però, una nazione che non possa lo stesso correre per guarire nel più breve tempo possibile e per raggiungere tanti nostri competitor europei che sui conti pubblici sono molto più avanti di noi. Speriamo che la cultura e la logica introdotta dal terzetto alla guida per pochi mesi del ministero dell’Economia lasci un solco lungo il quale gli eredi di questi risultati (di qualunque parte politica) possano continuare a contribuire al risanamento dei conti pubblici italiani.