(Eduardo Galeano)
giovedì 3 ottobre 2013
DIRO' LA MIA! RIPARTE IL BILANCIO PARTECIPATIVO
martedì 5 marzo 2013
9 MARZO, GIORNATA DELLA PARTECIPAZIONE
lunedì 18 giugno 2012
CRESCITA ED EQUITA': SPUNTI DI RIFLESSIONE DALL'OCSE
Relatore del convegno sarà Alessandro Goglio, economista senior OCSE Parigi, che tratterà i temi del lavoro e delle politiche sociali in relazione all’operato dell’ O.C.S.E., l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico.
L’O.C.S.E. nasce dalle ceneri dell’O.E.C.E. (Organizzazione per la Cooperazione Economica Europea), organizzazione internazionale voluta nel 1948 dagli stati europei per utilizzare i fondi del cd. “Piano Marshall” nella ricostruzione post bellica.
Alessandro Goglio lavora nel Dipartimento di Affari Finanziari e d’impresa dell’OCSE a Parigi, si occupa di problemi di corporate governance e ha partecipato alla redazione dei Principi della Corporate Governance dell’OCSE. In passato ha prestato servizio presso il Dipartimento di Economia dove ha analizzato le politiche macroeconomiche e strutturali in modo particolare dei paesi emergenti del sud est asiatico.
L’Assessore al Bilancio Andrea Orlandi così commenta l’iniziativa:
lunedì 23 maggio 2011
606 GRAZIE, MA NON E' FINITA QUI...
giovedì 12 maggio 2011
E' ARRIVATO IL MOMENTO DI SCEGLIERE
Andrea
lunedì 9 maggio 2011
IL BILANCIO 2011 E POCHI GIORNI AL VOTO
lunedì 18 aprile 2011
I CANDIDATI SINDACO
mercoledì 13 aprile 2011
30x30, TRENTA IDEE IN TRENTA GIORNI
mercoledì 30 marzo 2011
RINNOVAMENTO ED ESPERIENZA PER RHO
mercoledì 2 febbraio 2011
PIETRO ROMANO CANDIDATO SINDACO DEL PD
venerdì 3 dicembre 2010
I SOLDI DEI RHODENSI NELLE TASCHE DELLE BANCHE
venerdì 19 novembre 2010
IL NOME DI RHO NON VENGA ASSOCIATO ALLA MAFIA
domenica 18 ottobre 2009
TERRENI DEL SINDACO E PGT
domenica 30 marzo 2008
ZUCCHETTI E IL GIOCO DELLA MOSCA CIECA, MUTA E SORDA

Un bilancio con un unico protagonista: i piani integrati di intervento. Già, ma cosa sono i piani integrati di intervento? La nostra città, come tutte le altre città d’Italia possiede un piano regolatore, ovvero una grandissima mappa di tutta Rho dove per ciascun riquadro di terra viene segnalato cosa il proprietario può fare sul suo terreno. Ad esempio indica se quel terreno deve rimanere coltivato oppure puoi costruirci qualcosa, se puoi costruirci allora ti dice se puoi fare una casa oppure una fabbrica e infine ti dice quanto grosso puoi fare il tuo fabbricato. Tutto questo con una logica e un equilibrio studiato e deciso appositamente per far stare in piedi la città e per cercare di localizzare sul territorio funzioni strategiche per il suo sviluppo. I piani integrati di intervento sono delle deroghe concesse a questo mega piano regolatore che permette di cambiare destinazione d’uso del lembo di terra che si possiede dietro la corresponsione di una data cifra in denaro. Capite che si tratta di modificare nel particolare quel disegno complessivo di città che si aveva in mente. I piani integrati di intervento sono ottimi per recuperare aree abbandonate e improduttive dove non si effettuata più nessuna attività recuperandole dando loro nuova vita, mentre contemporaneamente costituiscono un pericolo per l’equilibrio complessivo della città. Infatti intervenendo con moltissimi piani di questo genere si è anche in grado di cambiare completamente volto a una città. Far sorgere grattacieli dove prima c’erano fabbriche, vedere terreni immacolati sui quali si scatenano le voglie speculative e via dicendo. Il tutto però senza modificare (tranne in quelle specifiche aree) il piano regolatore generale. Vengono a cambiare del tutto quindi gli equilibri perché una data opera non possiede compensazioni di tipo strategico al suo interno, ma solo finanziarie. Quindi denaro, non scelta di allocazione generale efficiente di funzioni sul territorio. Bisogna prestare grossa attenzione a questi cambiamenti. E soprattutto occorre guidare nel migliore dei modi questi grossissimi cambiamenti che una città come Rho sembrerebbe dovrà affrontare nei prossimi anni. Già, ma a fronte della complessità di questo discorso la scorsa sera in consiglio comunale è sembrata mancare quella vision all’interno della maggioranza che permette di governare questi mutamenti urbanistici. Manca un progetto e un disegno generale all’interno del quale allocare questi interventi di carattere particolare. E’ stato un po’ come giocare a mosca cieca dove ci si muove a tentoni senza guardare e aspettando gli eventi. Un comportamento nocivo per tutta la città il fatto che la giunta Zucchetti non abbia saputo dare una risposta a questo interrogativo di assoluta primaria importanza.
E qui arriva il secondo punto che in questi giorni mi ha fatto riflettere: il mancato dibattito in aula del bilancio. Un comportamento che ha visto la maggioranza non difendere mai le proprie scelte di bilancio e neppure fare la dichiarazione di voto favorevole al bilancio. Viene lecito di domandarsi se qualche consigliere di maggioranza abbia mai letto il bilancio e quale sia stato il processo democratico che ha portato alla sua formazione. Per chi, come me, crede nell’importanza del confronto con l’altro (il diverso da me) e che crede che l’altro sia una risorsa prima da scoprire e poi da valorizzare, questo rappresenta uno schiaffo alla democrazia. La nostra società è composta da tante sensibilità che solo attraverso il libero dibattito e confronto riescono a trovare il meglio e perseguire nel miglior modo possibile la meta del bene comune. Evidentemente l’attuale maggioranza vede l’altro come un pericolo e una minaccia al quale far fronte attraverso il silenzio e la sordità. Viene lecito chiedersi: “A furia di giocare a mosca cieca non avranno mica inventato un nuovo gioco, il gioco della mosca muta e sorda?”, gioco che è vero esempio di come questa maggioranza non sappia confrontarsi con chi ha di fronte.
Queste le mie riflessioni a freddo sulla nottata di approvazione di bilancio. Vi invito come al solito a lasciare qualche commento se ne avete voglia.
mercoledì 31 ottobre 2007
INTRECCI E LA SUA IMPORTANZA SOCIALE...
Ieri sera ho partecipato all’incontro aperto a tutta la cittadinanza della coop. Intrecci durante la quale sono intervenuti mons. Angelo Brizzolari (vicario episcopale di zona), il sindaco Roberto Zucchetti, don Roberto Davanzo (direttore Caritas Ambrosiana) e il dott. Massimo Minelli (presidente coop. Intrecci).
Una serata davvero interessante che mi ha portato a riflettere molto su quello che può significare oggi la presenza di una realtà come Intrecci nel territorio di Rho. Il sottotitolo della serata era: “…ieri, oggi, domani…” Ed è proprio da qui che parte la mia riflessione, e più specificamente da quello che oserei definire “l’altro ieri”. Negli ultimi decenni l’Italia ha abbandonato lentamente il modello di welfare-state, nel quale tutte le funzioni sociali erano in capo all’amministrazione centrale. Con l’avvento di un mercato economico più moderno e meglio controllabile, si è andati sempre più verso un modello di stato-regolatore, e verso questa direzione stanno camminando anche le istituzioni europee. Questo passaggio ha comportato il passaggio degli oneri delle politiche sociali agli enti locali che hanno, a loro volta, visto evolvere il loro ruolo e compito in questo ambito. E si arriva a “ieri”, periodo nel quale, sparse su tutto il territorio italiano, sono nate e cresciute le cooperative come quella di Intrecci. Sono nate sotto anche un’innovazione legislativa che le ha fatte crescere e distinguere da altre cooperative in questi anni. Oggi infatti si sono sviluppate e si vanno sempre più delineando come attori del welfare sociale comunale. Per la verità siamo ancora in una fase di transizione e di cambiamento come dimostrano le innovazioni che anno dopo anno si stanno verificando nell’organizzazione dei servizi sociali degli enti locali (vedi nel rhodense l’apertura di Sercop). E da queste incognite del futuro si apre il domani del terzo settore sociale. Discussione infinita che implica anche la visione di quale stato vogliamo costruire domani per il nostro futuro e che rimando per il momento ad altra sede.
Tutto questo per inserire il cammino della coop. Intrecci all’interno del sistema più ampio nel quale si muove e capire cosa possa voler dire oggi a Rho una realtà come questa. Singolare e significativo il simbolo della cooperativa che rappresenta per l’appunto una rete nella quale un filo è colorato di rosso e rappresenta il contributo che questa realtà da alla società intera. Oggi la rete assume sempre più significato, soprattutto nel fatto che questa è composta da una serie di attori pubblici, privati e del terzo settore (quello delle cooperative). La rete nel suo comporsi di tanti fili riesce a portare avanti le politiche pubbliche verso soprattutto i bisognosi e i più deboli. Questo non fa altro che creare un valore inestimabile per le città e i territori. Ed è stato questo forse uno dei grandi assenti della serata, ovvero il valore sociale creato dalle attività e dagli innumerevoli progetti messi in piedi con veramente pochissime risorse. Non è una quantità misurabile questa, anzi, se la si dovesse misurare in termini di entrate e uscite sarebbe molto probabilmente in perdita! Ma un ente pubblico quale è il comune non può fermarsi alla superficiale analisi di “quanto spendo per”, ma deve entrare molto più nel profondo dell’analisi e andare a cogliere il valore, in termini sociali culturali ed economici, che ne scaturiscono dall’impiego di queste risorse. L’ente non può delegare ai privati il fondamentale compito della prossimità al più debole e della conseguente coesione sociale. Non è loro compito quello di badare a queste persone emarginate dalla società, ma è loro interesse contribuire per valorizzare e aiutare le persone in stato d’emergenza. Non possiamo lasciare sulle spalle di privati che si organizzano fra loro queste importanti ed essenziali funzioni d’interesse pubblico. E soprattutto loro stessi hanno bisogno del sostegno dello stato nella letterale battaglia che ogni giorno compiono nella società. E questo meccanismo avviene solamente attraverso la presenza sul territorio di uno stato attivo e moderno, nello specifico l’ente locale, che sa guardare la realtà del territorio in una visione di insieme e sa individuare e indirizzare le risorse per le priorità sociali del territorio, creando anche economie di scala per poter accrescere e migliorare i propri servizi. Un privato, anche se super organizzato, non avrà mai i poteri, la forza e le competenze per fare questo tipo di politiche da solo. Esso deve essere sorretto politicamente e finanziariamente dagli enti locali presso cui opera.
Un’ultima cosa. Una nota di dispiacere della serata è stata quando il nostro sindaco ha definito del tutto inefficienti e condannato prima i sistemi di raccolta e seguente distribuzione delle tasse, poi l’inefficace strumento dei concorsi e bandi pubblici che non allocherebbero al meglio le risorse pubbliche. Una visione negativa dello stato che anche in altre occasioni il nostro sindaco non ha mai mascherato. Non voglio entrare nel merito di queste questioni, ma nel metodo. Infatti rimane il fatto che la responsabilità di queste cose è della classe politica, lui e io compresi. Nessuno dei due ha mai partecipato alle decisioni che hanno portato all’utilizzo di questi sistemi in Italia, ma entrambi (insieme a tutti gli amministratori e politici) dobbiamo farcene carico e migliorare laddove è nelle nostre possibilità, ma mai dobbiamo denunciarle come se fosse una cosa che non sia nella nostra sfera di competenza o responsabilità. Credo che nel momento in cui si rompe questo meccanismo è l’intero sistema intergenerazionale che va a pezzi, portando con se il crollo inevitabile della credibilità delle istituzioni nazionali.
Per adesso è tutto. Ho tralasciato alcuni passaggi delle mie riflessioni per ragioni di spazio e se ne potrebbero aggiungerne molte altre. Spero per questo di non essere frainteso nel caso. Vi invito inoltre come al solito a lasciare i vostri commenti o richieste magari di chiarimento.
domenica 21 ottobre 2007
DAI PALETTI DI VIA DE AMICIS 2 PRINCIPI PER LA NOSTRA SOCIETA'

a seguito delle molte lettere apparse sul vostro giornale riguardo la rimozione dei paletti di protezione della pista ciclabile di via de amicis, volevo esprimere il mio parere provando ad astrarre il fatto in sé e andando a fondo dei comportamenti che molto spesso i cittadini hanno nel vivere quotidianamente la propria città. Innanzitutto mi vengono in mente due principi del vivere civile e democratico molto importanti che nella discussione appaiono dimenticati soprattutto dall’anonimo D. C. Mi riferisco per primo al principio di legalità. Secondo me questo sta alla base di una comunità moderna e senza il suo rispetto entreremmo nel caos più completo. Infatti, se una porzione di carreggiata viene riservata alla mobilità dolce, quindi con contemporaneo divieto sia di sosta che di fermata, questa deve essere rispettata secondo le regole stabilite. Non esistono deroghe o eccezioni di tipo personale orientate alla esclusiva soddisfazione del proprio e unico bisogno di quell’istante (trovare parcheggio). Questo perché ogni regola è studiata appositamente per fare in modo che ciascun individuo possa vivere il meglio possibile la sua vita nella città. Il fatto di posteggiare la macchina lungo la pista ciclabile ha due effetti sotto gli occhi di tutti: il primo quello di creare traffico e coda tale da intasare completamente la via de Amicis rendendo in alcuni giorni difficoltoso l’accesso nella stessa via; il secondo quello di mettere a repentaglio la sicurezza stradale di chi percorre la via in bicicletta, poiché deve compiere uno slalom tra le macchine parcheggiate.
Il secondo principio (che si lega in maniera stretta con il primo) è invece quello della libertà. Infatti non credo possa esistere libertà senza il rispetto della legalità. Il complesso delle norme servono per garantire il massimo livello di libertà possibile e raggiungibile. La libertà del ciclista di percorrere tranquillamente la via in questione, si contrappone con l’abuso fatto dal parcheggiatore in divieto di sosta.
Mi rendo conto che, come detto all’inizio della mia lettera, questa situazione possa essere una forzatura per spiegare i due principi, ma credo che questo episodio (come tanti altri) sia sintomo e segnale del comportamento quotidiano di tante persone che sembrano dimenticare di essere all’interno di un sistema più ampio e che ogni loro mossa e scelta personale si ripercuote inevitabilmente sulla collettività intera. Il sentirsi parte di una comunità deriva infatti anche dal rispetto dei due principi esposti. Potrei citare tantissimi altri esempi in cui si nota come tante situazioni spiacevoli, che creano attriti tra gli abitanti, sarebbero evitabili se nella nostra cultura fossero ben radicati questi due postulati.
Una parola volevo spendere infine per quanto riguarda le affermazioni fatte sempre dall’anonimo D. C. riguardo alla scuola. Premetto che conosco molto bene tutte e tre le scuole della via de Amicis, poiché due le ho frequentate direttamente da bambino, mentre la terza perchè partecipo alle varie attività oratoriane. Conosco bene anche più in generale gli ambienti e le idee che circolano all’interno sia delle scuole pubbliche che private. Evidentemente così non è per l’anonimo D. C. se no si renderebbe conto che Marxismo e Leninismo nulla hanno a che fare con l’educazione e istruzione fornita dalla scuola pubblica. Io stesso, pur avendo frequentato per gran parte della mia vita scuole pubbliche non sono mai stato indottrinato in nessuna maniera. Non credo affatto di essere un caso unico o raro. Ho avuto (e come me tanti altri) professori che stanno dall’altra parte di quella in cui mi trovo adesso, come ho avuto professori che simpatizzano per la mia formazione politica di appartenenza. Nessuno di questi ha però mai fatto proselitismi di tipo politico, ma hanno sempre agito per trasmettere, oltre alle varie nozioni scolastiche, i valori fondamentali del vivere civico. Non vi è da nessuna parte nessun indottrinamento particolare.
Per concludere, spero che il mio contributo (forse poco pratico) serva perchè la società di oggi porti con sé i due principi da me citati per poter giorno dopo giorno migliorare e fare in modo che su solide basi si costruisca il futuro nostro, dei nostri figli e delle generazioni che verranno.
mercoledì 30 maggio 2007
LA GRANDE SCONFITTA... E LA MIA PICCOLA VITTORIA!
La delusione è stata davvero forte… Dopo 10 minuti di spoglio del seggio in cui ero a fare il rappresentante di lista, ho capito come si stava mettendo la cosa… Un’ora più tardi a scrutinio concluso ho potuto constatare che in tutto il resto della città l’esito era chiaro e preciso. Nella mia mente fino a sera e anche al giorno dopo sono passati nella mia mente questi due mesi vissuti al massimo inseguendo un sogno, un progetto e una visione di città. Constatare che i cittadini non hanno voluto aderire a quell’idea è stato per me frustrante. I miei occhi si vedevano passare davanti i volti delle tante persone incontrate, delle tante iniziative vissute, dei tanti momenti condivisi, dei momenti difficili superati… Non mi sembrava vero! Una vera disfatta.
Il giorno dopo, ripresomi dallo sconforto, ho realizzato con i dati definitivi che sono diventato consigliere comunale. Questo ha riaccesso dentro di me di nuovo una fiammella drasticamente spenta il giorno precedente. Sono davvero contento che tante persone abbiano riposto in me la loro fiducia e ancora più contento è stato constatare che ancora più persone mi stimano al di là dell’appartenenza politica. Per darvi un dato, nei seggi della circoscrizione 1 ho preso 48 voti per il consiglio comunale, mentre per il consiglio di circoscrizione ne ho presi 82. Segno che tanti che magari hanno votato per il centrodestra hanno deciso di riporre in me la fiducia per il consiglio di circoscrizione.
Quindi ho sì totalizzato 120 voti per il consiglio comunale, ma spero di aver raggiunto molte più persone passando loro un messaggio che va oltre alla mera appartenenza partitica. Desidero ringraziare alcune persone in particolare, di cui non occorre fare il nome, che ben sanno di aver apportato un contributo davvero significativo e importante al raggiungimento del risultato. A loro va il mio grazie più sentito perché mi hanno accompagnato e sostenuto in questa avventura. Grazie davvero!
Da oggi mi metto al lavoro con la consapevolezza di essere uno di quei 30 consiglieri che caricano su di sé la responsabilità di prendere decisioni per la comunità rhodense. Cercherò di fare il meglio anche oltre le mie possibilità, consapevole di avere dei datori di lavoro come voi cittadini molto esigenti e che si aspettano risposte serie su ogni argomento che riguardi la collettività e non solo. Spero di poter rappresentare e portare in consiglio quelli che sono i miei valori e il mio stile di essere. Spero di riuscire bene in questo compito e contribuire con il mio piccolo mattoncino al continuo miglioramento di Rho. Aprirò una sezione qui sul mio blog denominata “Consiglio comunale” nella quale desidero raccontarvi tutti i passi e le tappe più significative di questa avventura che mi accingo a vivere mantenendo uno stretto contatto con voi. Grazie davvero a tutti per il vostro sostegno!Andrea
sabato 26 maggio 2007
-1 IL GIORNO DEL SILENZIO
Non è una cosa facile e immediata. Richiede coraggio e richiede una grande consapevolezza di quello che sei tu. Il primo passo per aprirsi agli altri è infatti avere piena coscienza di ciò in cui credi. Da lì, attraverso un processo di esteriorizzazione, si può costruire un dialogo che forse non porterà nessun frutto concreto e non porterà nessun cambiamento, però di certo ci farà conoscere e in qualche modo ci farà avvicinare diminuendo le distanze. Dividersi e parlar male dell’altro è sempre molto facile e non richiede sforzi, mentre ricucire i rapporti e parlar bene di qualcuno richiede una fatica in più.
Avevo un piccolo obiettivo per questa campagna elettorale che spero di essere riuscito a raggiungere: far interessare di politica almeno una persona lontana da questo mondo. Non so se sono riuscito a farlo, spero però di aver dato la mia piccola, e forse insignificante, testimonianza che oggi per i giovani è possibile interessarsi e far parte attiva della politica. L’ho fatto con un preciso stile: quello imparato in parrocchia. Non mi piace come fanno tanti altri sventolare le bandiere del proprio credo, perché è segno che non si è capito di quale sfera ci stiamo occupando. Le bandiere del proprio credo vanno sventolate in altri ambiti, non in quello della politica. Nella politica quelle bandiere da sventolare rappresentano le forti radici che indicano uno stile di essere che non ha bisogno di essere etichettato poiché emerge subito alla luce. La politica nella nostra società civile assume un ruolo superiore rispetto alla religione oggi. La politica infatti è quell’arte che fa vivere e convivere tutte le sensibilità presenti sul territorio. Il cristiano impegnato in politica deve ricordarsi semplicemente di una cosa: in quel momento sta lavorando per la città dell’Uomo, non per la città di Dio. Diventa immediatamente chiaro l’ambito in cui spendere le proprie idee: la politica per la città dell’Uomo, la religione per la città di Dio. Due cose ben distinte insomma, ma che racchiudono lo stesso stile. Non cambia infatti il modo in cui ci si spende per l’una o l’altra città, perché è quello del cristiano. E da qui parte soprattutto l’invito del nostro cardinale Tettamanzi a sviluppare la sensibilità per tutto il mondo socio-politico e coltivare all’interno delle nostre parrocchie vocazioni che vanno in questo senso. Si sta facendo tanto e lavorando tanto in quest’ambito nella nostra diocesi, però credo che non basti. Si può fare di più e spero nel mio piccolo di aver davvero avvicinato qualcuno a questo mondo.Concludo invitando tutti ad andare a esprimere il vostro voto, qualsiasi sia, in maniera consapevole e fiduciosa. Avendo ben in mente le diversità con cui ricopriranno l’incarico. Oltre ai programmi è davvero importante il metodo con cui si realizzano. Guardate il modo e la filosofia che ci sta dietro a ciascun candidato. E se vi posso dare un consiglio, scegliete chi si sente strumento e non fine. Ovvero chi si vuole mettere al servizio e non su un altare per poter dire che è sindaco o assessore o consigliere. Chi si mette quindi sul vostro stesso piano e non si erige a monumento, chi ci mette passione e possiede capacità e senso di responsabilità. Sceglietelo, ce ne sono davvero tante di persone del genere. Scegliete bene!
mercoledì 23 maggio 2007
-3 DOPO LA RAFFINERIA ORA TOCCA ALL'EX-ALFA DI ARESE
Ormai è diventato, oltre che argomento di scontro politico rhodense, cronaca regionale ciò che si sta muovendo attorno all’area che un tempo ospitava le linee produttive dell’Alfa Romeo. Ciò che ha fatto infiammare gli animi è stata la proposta-imposizione di Formigoni in accordo con la Moratti di trasferire sull’area tutto il commercio all’ingrosso della Chinatown che ormai esplode dentro le mura di Milano.
Inutile dire che non è quello che i cittadini e le imprese delle città del rhodense si aspettano, bensì un semplice spazio per risolvere un problema di Milano. Oggi più che mai è necessario guardare a questa grande area con occhio vigile e ampio. Siamo stati capaci in quest’ultimo decennio di riconvertire quella che era una vecchia raffineria abbandonata in un’area fieristica all’avanguardia in Europa. Non voglio discutere qui i benefici o le negatività di questa iniziativa. Certamente di una cosa siamo sicuri: abbiamo riconvertito un territorio dallo stato di degrado allo stato produttivo e se ci togliamo l’etichetta di rhodensi e ci mettiamo quella di italiani siamo certi che dei benefici all’intero sistema economico del Paese è stato apportato. La stessa cosa deve avvenire con l’area di Arese. Siamo candidati per l’Expo 2015 e in caso di vittoria potremo certamente utilizzare quest’area legandola a questo evento mondiale. Già, ma come? Interessante e non da scartare il piano per la mobilità sostenibile presentato anni fa dalla regione Lombardia. Mi sembra un bel piano efficace, ma a mio parere non basta. L’area in questione potrebbe essere adibita a ricerca sulla scia dell’appena inaugurato Chilometro Rosso a Bergamo. Un’area quindi che esponga le migliori ricerche e tecnologie che solo noi italiani, sapientemente, sappiamo realizzare. Bisogna mettersi nell’ottica che l’Expo 2015 è un evento temporaneo e per agganciarlo in tutta la sua potenzialità è necessario mostrare il top di Milano. Infatti un evento del genere funziona da grande vetrina amplificando le migliori cose che sappiamo produrre sul territorio. Bisogna quindi averle queste cose da mostrare se vogliamo salire su quel treno che porta alla crescita dell’economia. L’area dell’Alfa sia per vicinanza geografica, sia per ampiezza degli spazi potrebbe essere deputata a una sorta di grande laboratorio all’avanguardia dell’intera provincia di Milano, risolvendo in questo modo sia la temporaneità e precarietà dell’evento, sia la rivitalizzazione dell’area.
martedì 22 maggio 2007
-4 PERCHE' C'E' BISOGNO DI GIOVANI OGGI
Partiamo subito analizzando i due problemi che colpiscono la politica oggi: il primo è il sistema gerontocratico italiano, il secondo invece il malaffare e la schiavitù di interessi particolari. I giovani possono inserirsi in questo sistema rompendo il sistema gerontocratico e passando a uno meritocratico dove importano le competenze e la bravura e non il numero scritto sulla carta d’identità alla voce data di nascita. Nel secondo caso invece riuscirebbero a entrare in questo mondo liberi da vincoli precostituiti e riuscire quindi a portare avanti progetti che rompono alcune rigidità e resistenze presenti oggi. Solo quindi con l’ingresso di una cultura politica nuova possiamo ricostruire una società lanciata al futuro e al domani. Noi giovani siamo quelli del “dopo muro di Berlino”. Io credo, con quelli della mia età, di essere tra i primi che porteranno nella politica quest’aria nuova al passo con i tempi. Gli equilibri economico-politici sono radicalmente mutati in questi ultimi due decenni e c’è la necessità di una revisione ideologica delle varie fedi politiche portate avanti. Oggi la politica italiana ha perso alcune fratture che danno vita al dibattito politico, come quella con il comunismo. Oggi chi parla di comunismo o cristianesimo in politica, sia i comunisti che gli anticomunisti e sia i cristiani che gli anticristiani, hanno uno sguardo volto al passato. Uno sguardo legato ormai a 20 anni fa. Uno sguardo che quindi e soprattutto non guarda al futuro. Oggi non ha senso a mio parere spendere queste parole in politica. Quelle sono le radici che possono essere comuniste o fasciste, cristiane o musulmane. Ma sono appunto le radici, ovvero la parte dell’albero che pur offrendo nutrimento ed essenziale sostenimento è nascosta e non alla luce. E’ davvero difficile fare questa distinzione per coloro che non sono stati cresciuti secondo questa ottica (e mi riferisco a coloro che hanno dai 35 anni in su), però il futuro non ci riserva nulla di quello che ci ha fornito il passato finora. Solo i giovani possono quindi essere oggi la vera leva per introdurre ciò che sarà realtà tra alcune decine di anni.
Siamo in una fase di passaggio. Questo passaggio ci è costato caro perché se andiamo a guardare oggi l’età dei candidati al consiglio comunale notiamo un grande vuoto in una precisa fascia d’età: quella tra i 25 e i 35 anni. E’ proprio quella fascia che ha subito questo lungo processo di trasformazione e che oggi appare se non concluso quanto meno delineato nei suoi aspetti salienti. Diamo quindi fiducia ai giovani perché solo in loro vive un sogno che proietta tutti al futuro. Io, giovane, sono stanco di un sistema che si erige e vive con lo sguardo rivolto al passato. Giriamo la testa di 180 gradi e proiettiamoci con un’aria nuova al futuro che vogliamo vivere da attori principali e non secondari.


